Ice Bucket Challenge, ovvero come pulirsi la coscienza con l’acqua ghiacciata

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In Italia, nonostante le docce a raffica di showgirl, ministre e rock star, gli euro incassati non arrivano neppure ai classici sei zero. Quanti? Solo 33mila euro, davvero pochini e imparagonabili con il milionario raccolto americano. Dunque una misera cifretta che non può certo tappare la bocca a nessuno, tantomeno a chi ritiene la campagna non solo inutile, ma perfino dannosa. Lo dice addirittura il promotore italiano dei gavettoni benefici: Massimo Mauro, ex calciatore, giornalista di Sky e presidente dell’Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica). Mauro rivela che  l’Ice Bucket Challenge de’ noantri ha prodotto donazioni davvero scarse, soprattutto da parte dei vip. «L’80 per cento delle donazioni», rivela, «sono arrivate via Pay Pal da persone comuni, con donazioni da 5, 10 e 50 euro. Qualche cantante si è spinto fino a 500, massimo 700 euro, ma non voglio fare nomi». Eppure, a scendere in giardino e a farsi splashare con litri d’acqua gelata c’erano nomi di tutto rispetto (si fa per dire): Belen, Elisabetta Canalis, Prezzemolo-Fiorello (non manca mai), Celentano, Jovanotti, Mario Balotelli, Maria De Filippi, Emma Marrone, Marco Mengoni, il presidente della Juventus, Andrea Agnelli (che ha nominato il suo “nemico” in Figc, Carlo Tavecchio). Insomma, griffe dai cachet stellari e imprenditori cui certo non mancano i mezzi per fare beneficienza ad alti livello e a più cifre. È prevista a breve anche la performance di Luca Cordero di Montezemolo: lui in Ferrari è abituato alle docce gelate. Gli organizzatori ora contano su di lui perché dopo l’innaffiata in costume, solo pochi vip si sono rivestiti e hanno messo mano al portafogli. Insomma, tanta acqua fresca, ma di euro solo una manciata.  E che dire di Belen che un attimo prima d’essere gavettonata si chiede sorridente: “Ma perché lo devo fare?”. Già, perché? Bisognerebbe avere ragione e convinzione, ma tant’è: così fan tutti e vai col secchio.

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La bufala dei cerchi nel grano perchè la gente continua a crederci?

Bugie, credenze popolari, leggende metropolitane come classificare tutte quelle storie che negli anni si sono così radicate nella società e che ormai sembrano vere in quanto entrate a far parte dell’immaginario collettivo?

Tra quelle che vanno di moda grazie ad Internet e al passaparola è quella dei cerchi fatti nel grano, figure artistiche che affascinano chi le guarda. Realizzate dagli alieni? Da misteriosi vortici di plasma? Niente di tutto questo ovviamente, si tratta di immagini disegnate da gruppi di persone (circlemakers) usando i campi di grano come se fossero dei fogli di carta.

Di solito chi li realizza cerca di nasconderci dentro un significato in questo modo aumenta la curiosità e il mito continua a diffondersi sempre di più.

Nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2014 ne è stato realizzato uno nel comune di Poirino (TO)

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Gli autori sono Francesco Grassi, Paolo Attivissimo, Marco Morocutti, Simone Angioni, Antonio Ghidoni, Davide Dal Pos, Alessandra Pandolfi. Il cerchio nel grano misura circa 65 metri x 120 metri

Rappresenta una bellissima opera d’arte ma niente di più. Ci sono comunque altri esempi di cerchi nel grano famosi i cui autori sono ben conosciuti, ricordiamo tra tutti.

Il logo di Firefox (il famoso panda rosso) realizzato da un team di 12 persone (studenti dell’università dell’Oregon), sempre in una notte.

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Non poteva poi mancare il cerchio nel grano di “Hello Kitty” realizzato per onorare il trentesimo anniversario della creazione del personaggio.

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Perchè quindi si continua a credere al fenomeno dei cerchi nel grano ed ad altri eventi che non hanno una base scientifica? Ricercatori che lavorano nel campo delle neuroscienze credono che riguardi un aspetto insito del nostro cervello. Processi semantici astratti, l’immaginazione, l’interpretazione degli intenti e delle emozioni. Siamo quello che siamo forse anche grazie a questo, la dote che abbiamo nel cercare di vedere oltre la realtà che percepiamo, fa parte di noi.

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Abbiamo perso

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Ieri non ho scritto nulla. Stavo a pezzi! La sensazione che sentivo? Come se qualcuno mi avesse strappato un pezzo di carne. Vedete, noi non siamo come i politicanti di professione che, dopo ogni elezione, riescono a mettere maschere e a sfoggiare astrusi ragionamenti per dimostrare all’opinione pubblica che hanno vinto tutti.

Io no, noi no. Io ieri sono stato malissimo. Non ho mangiato nulla per ore e avrò fumato 30 sigarette, proprio io che non fumo quasi mai.

Ci ho creduto moltissimo, mi sono anche esposto ma ha vinto “l’apparato”.

Vi sto scrivendo dalla commissione difesa della Camera, tra poco inizierà un’audizione con il Ministro della Difesa. Osservo i deputati e i senatori dei partiti. Sono tutti strafelici, tutti. Quelli del PD è logico, ma quelli di Scelta Civica perché? Casini sprizza di gioia, Cicchitto ha l’aria sollevata. Eppure hanno preso 1/5 dei nostri voti. Si salutano tra di loro con vigorose strette di mano e dolcissimi baci sulle guance. Il messaggio è chiaro, si stanno dicendo una sola cosa: “ci siamo salvati!”.

Ed è vero, noi abbiamo perso e il sistema ha vinto. Confidavamo nel fatto che l’impegno che ci abbiamo messo (credetemi abbiamo dato l’anima), che aver studiato giorno e notte per smascherare le indecenze nascoste nei decreti legge, sarebbero bastati per vincere. Pensavamo che dare un esempio di onestà, coerenza, intransigenza, restituire soldi, presentare tutte le proposte di legge dichiarate, avrebbe convinto gran parte degli italiani a scegliere il 5 stelle. Ci siamo illusi che girare tutta l’Italia, piazza per piazza, portare in ogni angolo del Paese la nostra politica, parlare con centinaia di cittadini senza scorta ne intermediari ci avrebbe fatto ottenere un risultato strabiliante.

Ci siamo sbagliati. Mi sono sbagliato. La strada è lunga. Lo capisci quando pensi a quanti voti ha preso Raffaele Fitto, FI, un giovane condannato (in I grado) a 4 anni di reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici per i reati di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio. Secondo eletto in Italia per numero di preferenze!

Insomma, io, per carattere, per passione, anche per sana ambizione ho pensato di prendere a “testate” il sistema, il muro del sistema, pensando di fargli male. Ebbene il muro è ancora in piedi (e i sorrisi di oggi qui in commissione lo dimostrano) e io ho la testa fasciata. Tuttavia, e vi prego di credermi, non sono affatto parole di circostanza, io delle crepe in quel muro le vedo. Le vedo con chiarezza. E se tutti questi politicanti oggi gioiscono con tale “entusiasmo da finale” è perché era davvero una finale. Cioè un gruppo di cittadini entrati un anno e mezzo fa in Parlamento e centinaia di migliaia di attivisti, sono arrivati in finale contro la partitocrazia, un avversario che non ha mai temuto nessuno. Loro hanno vinto ma per farlo hanno fatto una “campagna acquisti” molto dispendiosa.

Io oggi sto molto meglio. Nei prossimi giorni andrò a dare una mano dove siamo arrivati al ballottaggio e mi terrò nel cuore un popolo che a piazza San Giovanni grida onestà, onestà, onestà.

Poi penserò agli errori commessi, a cominciare dai miei (ricordo a tutti che fare auto-critica significa esaminare il proprio operato, i propri errori e io Alessandro Di Battista, ne ho commessi diversi) ma penserò anche ai Mastella e agli Scopelliti. D’altronde se, per la prima volta, certa gente non ce l’ha fatta ma ce l’hanno fatta 17 cittadini incensurati, preparatissimi (leggetevi i loro curricula) e senza “padri, padroni e padrini” beh questo è senz’altro merito del M5S e di quel popolo che gridava onestà.

Siamo arrivati in finale e abbiamo straperso ma le finali non si possono perdere sempre. Ne arriveranno delle altre. A riveder le stelle

Alessandro Di Battista

Eppure non è un concetto tanto difficile

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Mettendo assieme le sue rigorose osservazioni Darwin arrivò alla conclusione che tutti gli esseri viventi, uomo compreso, sono sottoposti, nel succedersi delle generazioni, a lenti ma continui cambiamenti, chiamati evoluzione. Oggi sappiamo che questi cambiamenti originano da piccole modificazioni spontanee del DNA (note come mutazioni) non ereditate dai genitori, ma trasferite ai figli. L’ambiente seleziona (selezione naturale) gli individui che, a seguito di queste mutazioni, risultano più adatti alla sopravvivenza e alla riproduzione; il cambiamento, impercettibile nel corso di una generazione, è evidente nei millenni della storia della vita sulla Terra. Tutti gli esseri viventi, inoltre, hanno avuto una comune origine da organismi primordiali, da cui sono derivati attraverso un lento processo di specializzazione.
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Ma c’è sempre qualcuno che non la capisce ^__^