Milano, un comune con le palle

Milano, la cittadinanza al Dalai Lama può attendere

La Cina è vicina, e la Madonnina un po’ la teme. Il Consiglio comunale di Milano, che ieri doveva concedere la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, ha deciso infatti di lasciar perdere: per non irritare la Cina, che considera un nemico la massima autorità religiosa del Tibet, per via delle richieste d’autonomia per il suo Paese. I rappresentanti in Italia della Repubblica popolare cinese hanno fatto capire che se a Tenzin Gyatso (questo il nome del Dalai Lama) fosse concessa la cittadinanza onoraria, la Cina potrebbe non partecipare a Expo 2015.

Fonte

Il mondo moderno è il mondo del denaro: è il modo più breve per dire che non ha più un’anima.

Abel Bonnard, Il denaro, 1928

I terremoti non si possono prevedere, ma si possono “combattere”

Armi giapponesi contro i terremoti: prevenzione ed organizzazione

Negli anni ottanta gli americani che andavano in giappone, sorridevano e si divertivano nel vedere che ciclicamente bambini, impiegati, personale di albergo si addestravano alle simulazioni antiterremoto.Poche regole precise, piccoli oggetti d aiuto, molta e continua informazione procedurale destavano non poca curiosità e commenti in un paese che organizza anche i posti dei senzatetto con i numeri e le righe per terra.Il 17 ottobre 1989 segna una data storica per san francisco (california) un mega terremoto la segnò profondamente con il primo terremoto andato in diretta sulla cbs durante una finale storica di football americano.Dopo quell’evento gli stati uniti hanno cominciato il loro pellegrinaggio in giappone a testa bassa ammettendo che il popolo nipponico ci aveva visto lungo e proprio dai  loro  efficaci programmi nazionali hanno cominciato a mettere in pratica i sistemi di prevenzione.Si avete capito bene la PREVENZIONE che è l’unica arma funzionate contro i terremoti inquanto purtroppo ad oggi non sono PREVEDIBILI (o quasi).
Ad oggi il giappone è il paese con la migliore organizzazione a tema sismico del mondo.
Il giappone ha redatto a livello governativo 6 punti focali per la prevenzione/organizzazione contro i terremoti:

1)- informativa di prevenzione su larga scala (volantini,manuali, documentazione)
2)- strutture preorganizzate e visibili di cartellonistica di percorsi di emergenza
3) – pianificazione dettagliatissima delle evacuazioni post sisma
4) – strutture globali(abitazioni,tubature cavi elettrici) antisismici
5) – kit di sopravvivenza in uffici e case
6) – esercitazioni cicliche antisisma

1)Scuole, palazzi, centri turistici per  stranieri, di fatto tutti gli enti governativi giapponesi hanno la prevenzione dei terremoti come fondamenta della vita sociale giapponese.Manuale e documentazione viene aggiunta e spiegata ovunque perfino nei ryokan tradizionali.Questo manuale eccelle nella semplicità e completezza ed è stato copiato in Canada, Usa, e paesi scandinavi come esempio di eccellenza organizzativa.

2/3)Come è visibile in foto i percorsi cittadini delle prefetture sono TUTTi segnalati e pianificati con segnaletica fissa per convogliare il traffico delle persone in panico e dei soccorsi in caso di post sisma.
I cittadini sono organizzati per aerea abitativa ed in caso di evento catastrofico, sanno SENZA aspettare i soccorsi dove si devono raggruppare (piazza, parco o scuola) ed attendere istruzioni.Nulla é lasciato al caso, anzi.Nelle grandi città la carpa/pesce gatto indica quali siano le grandi arterie che sono chiudbili in pochi minuti con possibilità di confluire il flusso emergenze.

4)Se provate ad andare in una agenzia immobiliare giapponese per appartamenti in palazzina vi accorgerete che esiste una sezione di vendita (obbligatoria per legge) che spiega gli accorgimenti antisismici obbligatori che equipaggiano il palazzo.Da qualche anno per esempio alcuni palazzi basano i pilastri portanti su sfere i cemento all’interno di cilindri di cemento, che in caso di terremoto fanno muovere il palazzo in movimenti circolari i quali spezzano l’urto del terremoto.

La lista delle progettazioni antisismiche giapponesi meriterebbero un libro a parte piu che un post, come i tubi gas centrali e queli elettrici con innesti e connessioni futuribilmente antisismiche.

5)I negozi, gli uffici e molte abitazioni hanno incollate sulla porta di casa o sotto le scrivanie il famoso kit anti sisma che in casi emergenza trovandosi bloccati permette di sppravvivere alcuni giorni aspettando i soccorsi (torcie a carica, radio a carica, garze cerotti, acqua, barrete energetiche, fischietto etc) .

6)Le scuole gli uffici etc seguono ciclicamente percorsi ed addestramenti antisismici che SENZA ALCUN DUBBIO [dati alla mano] aumentano la possibilitá di sopravvivenza all’ennesima potenza.

Anche L’italia come il giappone è un paese sismico.Ma passato lo shock che ha tristemente assalito l’italia, assisteremo al balletto politico “si poteva prevedere o non si poteva prevedere”, rischierando guelfi e ghibellini con le solite chiacchiere da bar o porta a porta..

Nessuno si lamenterà invece se “si poteva organizzare e prevenire” riducendo i rischi ed efficiando i soccorsi ..specie in questi casi dove è palese che migliaia di abitazioni che riversano sulla dorsale appenninica ad alto rischio sisma sono strutturate e costruite senz alcun criterio antisismico…e se c’era una centrale nucleare???

Armi giapponesi contro i terremoti (2): strutture antisismiche

 

In accoppiata con la prevenzione e l’organizzazione (citate nei post precedenti) il Giappone è apripista nella introduzione di tecnologie antisismiche ai suoi edifici.

Basta vedere anche dall’alto Tokyo o qualunche altra città nipponica e subito si capirà che oltre l’80% delle costruzioni (in particolare private) non supera il 4°piano.I grattacieli che sono di per se anche con la loro struttura elastici ai movimenti, non vengono menzionati nella percentuale appena espressa, mentre gli edifici tradizionali si.

E’ solo a cavallo degli anni 90 che si è cominciato a sfidare la natura andando con edifici oltre il 4° piano, ma in quegli anni sono state applicate su larga scala strutture antisismiche, OBBLIGATORIE PER LEGGE.
I dispositivi più diffusi applicati alle strutture sono:
- cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici
- acciai molto più elastici del normale a bassa rigidità
- fibra di carbonio che avvolge i pilastri rendendoli più resistenti alle fratture
- dissipatori che ammortizzano i movimenti tra un piano e l’altro
- porte e finestre ad architrave mobile per le escursioni da sisma
- vetri con mescola a maglia per evitare le spaccature

Oltre l’aspetto tecnologicamente valido non da meno viene l’aspetto burocratico.

a)Il cosidetto fascicolo fabricato menziona una tabella registrata e protocollata della area sisma. Una scala a livelli sisma suddivisa per prefetture indica il livello di tecnologia antisisma obbligatoria che la casa ha applicata.Ma sopratutto l’intero patrimonio immobiliare e censito catalogato protocollato ed fondamentalmente di domino PUBBLICO!In italia il censimento per motivi di “privacy” non è di pubblico dominio ma unicamente della protezione civile che lo tiene segreto.

b)Gli immobili inoltre possono esere soggette al progetto assicurativo chiamato JER “Japanese Earthquake Reinsurance” una copertura mista dal supporto dello stato e dalla parte broker gestita dai privati.Un elenco molto dettagliato potete estrapolarlo qui, suddiviso in due macro categorie i privati e gli edifici business.
Per la messa in norma ed in protezione sismica gli enti a scopo sociale (cliniche, ospedali privati, etc) hanno una macro detassazione per límplementazione dei sistemi in oggetto.

Per quanto riguarda la tecnologia ed i trasporti li il giappone è veramente avanti.
Il servizio metereologico nazionale ha nella sua rete pubblica un sistema in tempo reale di messa in sicurezza dei mezzi in movimento.Funziona esattamente come l’allarme terremoto di cui abbiamo parlato ma stavolta oltre l’allarme visivo/uditivo interagisce con i comandi di emergenza che:
- disattivano e portano per inerzia gli ascensori dei palazzi al piano inferiore liberando le porte
- a causa del pericolosissimo effetto disalleneamento binari, fermano ad inerzia i treni shinkansen
- rallentano ed inibiscono comandi per metropolitane e treni in galleria.

L’elenco sarebbe lunghissimo ma ci fermiamo qui solo per far capire che i sistemi tecnologici in giappone vengono usati con il fine del massima efficienza e della cura delle vite umane.

Fonte1 Fonte2

Terremoto Emilia: “Colpa di nuove colline non ancora emerse in Pianura Padana”

All’origine delle scosse degli ultimi 10 giorni, secondo Concetta Nostro (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), un processo di deformazione ancora coperto. “Non è la stessa faglia del 20 maggio, un fenomeno simile a quello dell’Aquila”

di Luigi Franco | 29 maggio 2012

L’Emilia Romagna ancora colpita dal terremoto. Nove giorni dopo la prima scossa di magnitudo 5,9 che alle 4 di mattino ha svegliato tutta l’Italia settentrionale, oggi altre tre scosse hanno superato il grado 5: quella più forte, alle 9, di magnitudo 5,8. La nuova sequenza sismica non si è originata lungo la stessa faglia del 20 maggio. “Da stamattina si è attivata una struttura un po’ più a ovest”, spiega Concetta Nostro, sismologa dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. “Un fenomeno simile è successo anche all’Aquila, dove gli eventi sismici del 6, 7 e 9 aprile 2009 hanno interessato tre diverse strutture”.

“In Emilia Romagna – spiega Nostro – i sismi del 20 maggio hanno rotto delle faglie e rilasciato l’energia che poi si è propagata verso ovest, provocando la struttura delle strutture adiacenti”. Da qui le nuove scosse di oggi, rappresentate con il colore viola nella figura pubblicata dall’Ingv a questo link: la struttura interessata dalla sequenza odierna è accanto a quella all’origine del terremoto di nove giorni fa (colore giallo). In passato, tra l’attivazione di una struttura e di quelle adiacenti sono passati anche mesi: “In Friuli – ricorda la sismologa – il primo terremoto del maggio 1976 fu seguito da altri tre sismi di energia confrontabile: a settembre dello stesso anno, poi a maggio e settembre del 1977”.

All’origine dei terremoti in Emilia Romagna – continua Nostro – c’è “un processo di deformazione che è coperto dalla Pianura Padana: la nascita di una serie di nuove piccole colline non ancora emerse e quindi non ancora visibili”. Le energie in gioco nei sismi di questi giorni sono quelle che gli scienziati si aspettano in base alla mappa di pericolosità sismica, dove all’Emilia Romagna è attribuito un livello di pericolosità media. “Nella stessa zona si sono verificati terremoti anche nel 1570 e nel 1639 – spiega la sismologa – In quei casi la magnitudo fu simile a quelle registrate ora, almeno secondo le stime fatte in base ai danni rilevati allora”. Anche se la Pianura Padana non è una delle zone più a rischio, tutta l’Italia è sismica. “Zone come l’Irpinia e l’arco calabro sono ad alta pericolosità: lì i terremoti possono essere ancora più forti e devastanti”.

Ai morti e ai crolli nella zona di Modena si aggiunge la paura a molti chilometri di distanza: i palazzi hanno tremato in tutte le città del Nord, come Milano, dove alcuni uffici sono stati momentaneamente evacuati. “Il capoluogo lombardo – dice Nostro – è in una zona considerata a bassa pericolosità sismica e nella storia è stata colpita da pochi terremoti epicentrali. Ma può risentire di terremoti in zone adiacenti a pericolosità maggiore, come ad esempio il Veneto o proprio l’Emilia Romagna”. Impossibile fare previsioni su che cosa accadrà nei prossimi giorni. E’ probabile che continueranno le cosiddette scosse di assestamento, ma non si può dire nulla sull’eventuale attivazione di altre strutture adiacenti. I consigli utili sono i soliti: “Lavorare sulla prevenzione. E nelle zone colpite essere prudenti e seguire le indicazioni della Protezione civile che è presente sul posto”.

Fonte

Ora i BOOM sono 4, Sig. Napolitano

(ANSA) – ROMA, 21 MAG – ”I sindaci a 5 stelle: Roberto Castiglion a Sarego, Marco Fabbri a Comacchio, Alvise Maniero a Mira e Federico Pizzarotti a Parma”. Beppe Grillo fa un primo bilancio, su Twitter, del risultato delle amministrative per il Movimento 5 Stelle.

Il movimento fondato dal comico, infatti, per la prima volta nella sua giovane storia conquista quattro sindaci.

E uno…

Eccolo il primo sindaco a 5 Stelle. Ecco chi sono i nostri ragazzi, le loro competenze, la loro passione, la loro voglia di sognare un’Italia diversa. Una politica senza soldi, senza partiti. http://goo.gl/nMNzc

Quello che lo spot contro la pirateria non dice

La Federazione Editori Musicali ha arruolato artisti del calibro di Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri, Gino Paoli e altri (età media 63 anni, nota un commentatore su YouTube) per l’ennesimo spot contro la pirateria digitale. Eccolo:

Diverse affermazioni mi sembrano contestabili, false, incomplete o controproducenti. Provo a spiegare perché, una a una:

«In tutto il mondo si sta discutendo di come regolamentare la diffusione di contenuti su Internet.»
Vero, ma perché interessa alle lobby dell’intrattenimento, che premono da anni per norme più stringenti contro la pirateria online. Non mi risulta che tutto il mondo discuta del fatto che circa un miliardo di cittadini digitali già subisce una qualche forma di filtraggio dei contenuti online. O della possibilità concessa alle aziende occidentali di fare profitti per 5 miliardi di dollari vendendo strumenti di sorveglianza digitale a regimi autoritari che li utilizzano per identificare e uccidere i dissidenti. Sarà questione di punti di vista, ma io trovo siano questioni più pressanti rispetto a riscrivere le leggi sulla tutela diritto d’autore online. Per il semplice fatto che ci sono in gioco (tante) vite umane.

«La pirateria digitale sta distruggendo l’industria culturale.»
Se fosse vero, come si spiegherebbe che «il valore dell’industria dell’intrattenimento a livello globale è cresciuta da 449 miliardi di dollari a 745 miliardi di dollari» tra il 1998 e il 2010? Come che secondo IFPI l’industria musicale è passata da 132 a 168 miliardi di dollari? (fonte) Se non si è d’accordo con questi dati, andrebbe quantomeno spiegato che esistono, esiste una annosa e complicata disputa metodologica sulla loro bontà, e perché non dovrebbero essere considerati validi.

«Pensate che solo in Italia si calcola siano stati persi 22 mila posti di lavoro, con un danno economico di oltre 1 miliardo di euro.»
Non «si calcola»: lo studio TERA, lo calcola. I dati senza fonte non sono dati. Perché ometterla? Eppure c’è chi solleva più di un dubbio sulla oggettività dei risultati ottenuti. Per esempio obiettando che tra i committenti figurino proprio i diretti interessati, quelli dell’industria dell’intrattenimento.

«Di fronte a proposte di legge che potrebbero fermare la pirateria [...]»
Falso, allo stato attuale non si conoscono proposte di legge che potrebbero «fermare la pirateria». Non senza pagare un prezzo folle in termini di violazione dei diritti degli utenti. Infatti, nemmeno la severissima Hadopi francese ha avuto un effetto apprezzabile nel contrasto della pirateria. E, di converso, strumenti per combattere (giustamente) siti come Megaupload, citato nel corso del video, ci sono già: tanto è vero che è stato chiuso, ed è chiuso.

«I grandi social network e i motori di ricerca si oppongono.»
Veramente ad opporsi, oltre a loro, sono tutte le principali organizzazioni per la difesa dei diritti digitali del mondo, progetti collaborativi non a scopo di lucro come Wikipedia, i massimi esperti di architettura di Rete e – non ultimi – milioni e milioni di utenti. Poi non è che l’industria dell’intrattenimento sia fatta da «piccoli», a quanto mi risulta.

«Dicono che è messa in discussione la libertà di espressione.»
Affermazione cui segue questa faccia:

Impossibile aggiungere altro.

«Ma davvero si può pensare che gli artisti e i produttori di cultura di tutto il mondo abbiano qualche interesse a limitare il diritto di espressione e la circolazione libera delle idee?»
Ma non serve pensarlo: basta pensare che non abbiano valutato i danni collaterali che le norme che chiedono possono produrre. Il sospetto è più che fondato.

La pirateria uccide il mondo della creatività e della fantasia
Boldrin e Levine, due stimati economisti e non due ‘pericolosi pirati’, hanno scritto un intero volume per dimostrare il contrario. E, a mio avviso, hanno buoni argomenti sia dal punto di vista storico che da quello teorico. Questo grafico sembra confermarlo:

A causa delle «strane distorsioni del copyright», scrive The Atlantic, nel magazzino di Amazon c’è il doppio dei libri pubblicati nel 1850 rispetto a quelli pubblicati un secolo dopo. Perché? «Perché a partire dal 1923, la maggior parte dei titoli è protetta dal diritto d’autore.»

«L’intera industria culturale è destinata all’estinzione se non si fermano i siti pirata.»
No, è destinata all’estinzione se non è in grado di adeguarsi agli strumenti attraverso cui si diffonde.

«Chiediamo che non siano derubati gli artisti, gli autori, i produttori, gli editori. E con loro i milioni di lavoratori dell’industria culturale.»
D’accordissimo. E allora perché non incentivare con molta più decisione i trend positivi dei download legali? E poi siamo proprio sicuri che il ‘vecchio’ sistema del diritto d’autore tutelasse gli artisti? Se così fosse, come mai il commissario europeo all’Agenda Digitale, Neelie Kroes, si è recentemente sentita in dovere di intervenire sostenendo che «dobbiamo ritornare ai principi fondamentali e mettere l’artista al centro non solo della legge sul diritto d’autore, ma della nostra politica di cultura e crescita»?

«Chiediamo che i siti che distribuiscono contenuti siano legali e che rispettino le regole, come tutti.»
Il punto è proprio che non è vero che ‘tutti’ rispettano le regole. E non tutti lo fanno perché bramano di schierarsi dalla parte dei criminali, ma perché le regole non sono più adeguate alla società che devono regolare. E se adeguassimo le regole del gioco a ciò che il gioco è diventato, invece di cercare – inutilmente – di farlo tornare a essere ciò che era vent’anni fa?

«Chiediamo che il web sia gestito da persone oneste.»
Questa frase è semplicemente priva di significato.

«Difendiamo la libertà di fare cultura.»
Sono d’accordo. Ed è proprio per questo che la difesa del sistema attuale è sbagliata: non serve a raggiungere quel – nobilissimo – obiettivo.

FONTE

Anonymous manda offline il sito del Vaticano

Cade anche il portale della Santa Sede: l’azione è stata rivendicata dagli attivisti italiani. “Siete retrogadi” l’accusa, e scatta un nuovo Tango Down

07 marzo 2012 di Philip Di Salvo

Vatican.va è al momento non accessibile. Gli Anonymous italiani hanno colpito i server del portale Web della Santa Sede e li hanno messi offline. Già diramata anche la rivendicazione, postata sul blog ufficiale del movimento cyberattivista nel nostro paese. Come si può leggere nel comunicato, l’attacco è stato sferrato “in risposta alle dottrine, alle liturgie ed ai precetti assurdi ed anacronistici che la vostra organizzazione a scopo di lucro (chiesa apostolica romana) propaga e diffonde nel mondo intero” e cita, tra le altre questioni sollevate, anche le ingerenze del Vaticano nella politica italiana, la gestione dello scandalo dei preti pedofili, invocando una revisione dei Patti Lateranensi per nel prossimo futuro.

Il sito della Santa Sede è l’ultimo obiettivo centrato da Anonymous in Italia; lo scorso 4 marzo, in segno di solidarietà con i manifestanti No Tav della Val di Susa, il gruppo hacker aveva buttato giù anche le pagine Internet del Governo, del Ministero degli Interni, della Torino-Lione e della Lyon-Turin Ferroviaire – non quella di Facebook, come si sospettava inizialmente. Solo qualche giorno fa il più recente report di Impervia aveva indicato come Anonymos avesse già cercato in passato di mettere offline il portale vaticano nel 2011. Al momento la Santa Sede si è limitata a parlare di ”problema tecnico in via di risoluzione”.

Fonte