Why Open Source?

Roma, 10 Settembre 2012

Ho un tumore al cervello.

Ieri sono andato a ritirare la mia cartella clinica digitale: devo farla vedere a molti dottori.

Purtroppo era in formato chiuso e proprietario e, quindi, non potevo aprirla né con il mio computer, né potevo mandarla in quel formato a tutti coloro che avrebbero potuto salvarmi la vita.

L’ho craccata.

L’ho aperta e ho trasformato i suoi contenuti in formati aperti, in modo da poterli condividere con tutti.

Solo oggi sono già riuscito a condividere i dati sul mio stato di salute (sul mio tumore al cervello) con 3 dottori.

2 mi hanno già risposto.

Sono riuscito a farlo solo perchè i dati erano in formato aperto e accessibile: loro hanno potuto aprire i file dal loro computer, dal loro tablet. Mi hanno potuto rispondere anche da casa.

Progressivamente, renderò disponibili tutte le risposte che riceverò, sempre in formati aperti, così che chiunque abbia il mio stesso male possa beneficiare delle soluzioni che ho trovato.

Questa è una CURA. E’ la mia CURA OPEN SOURCE.

Questo è un invito a prendere parte alla CURA.

CURA, in diverse culture, vuol dire diverse cose.

Ci sono cure per il corpo, per lo spirito, per la comunicazione.

Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute.

Artisti, designer, hacker, scienziati, dottori, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. Tutti possono darmi una CURA.

Create la vostra CURA usando i contenuti che trovate in DATI/DATA qui in questo sito, e inviatela a info@artisopensource.net.

Tutte le CURE saranno messe qui.

Il business dell’acqua in bottiglia

Acqua del rubinetto: secondo Altroconsumo è buona come quella in bottiglia. Cosa scegliere allora?

L’acqua fornita dall’acquedotto, da alcuni etichettata come “l’acqua del sindaco” è di buona qualità al pari di quella in bottiglia. È questa la conclusione della rivista Altroconsumo (luglio2012), dopo aver messo a confronto 40 tra le minerali più vendute in Italia con l’acqua di otto fonti pubbliche di grandi città italiane come: Milano, Roma, Napoli, Cagliari… Il primo risultato emerso dai test condotti in laboratorio è che dal punto di vista qualitativo non ci sono grandi differenze.

Per entrambe le tipologie i parametri rientrano nella norma: varia il contenuto di sodio, calcio e metalli, che comunque sono sempre all’interno dei limiti di legge. Tutte le acque in bottiglia, tranne Sangemini, Boario e la fonte di Napoli, sono state classificate come oligominerali, cioè adatte a essere bevute tutti i giorni per il ridotto contenuto di sali (inferiore ai 500 mg/l). Ai primi posti nella classifica redatta dalla rivista, si piazzano i marchi: Mangiatorella e Monteverde, seguiti da Guizza (consigliato come miglior acquisto), mentre in fondo troviamo Sant’Anna di Vinadio e Levissima, penalizzate dall’etichetta poco chiara, e dai livelli elevati di alcuni metalli (anche se comunque entro i limiti di legge). Le analisi di laboratorio condotte sull’acqua di rubinetto di alcune grandi città mostrano caratteristiche differenti rispetto a quella imbottigliata, ma nessun problema relativa al contenuto di sali minerali e alla purezza.

Sfatato il mito che l’acqua in bottiglia sia più sicura di quella del rubinetto, Altoroconsumo invita a prendere in considerazione altri criteri, al momento della scelta, come per esempio quello economico. Secondo le stime, una famiglia media che sceglie di dissetarsi con quella dell’acquedotto, può risparmiare fino a 500 euro all’anno.

Ma c’è anche la questione ambientale da non sottovalutare. Gli italiani sono i primi consumatori in Europa di minerale, con 200 mila tonnellate di plastica prodotte ogni anno. Al problema degli imballaggi si somma quello dell’anidride carbonica correlata al trasporto, visto che mediamente le bottiglie percorrono 400 km.

Il consiglio è di bere in tutta sicurezza l’acqua del sindaco, anche nei bar e nei ristoranti, forti della consapevolezza di  fare una scelta virtuosa. Quando il sapore di cloro risulta troppo pronunciato, basta lasciare riposare l’acqua del rubinetto per qualche minuto in una caraffa di vetro, per notare un miglioramento del gusto.

Fonte

Due pallottole a testa

Che ci fareste voi con 1.738 miliardi di dollari? Se vi dicessero che dovreste spenderli quest’anno, per garantire la sicurezza di tutti noi, come li spendereste?
Secondo le stime dello Stockholm International Peace Institute (SIPRI), 1.738 miliardi di dollari è quello che si è speso l’anno scorso in armamenti.

Poiché le spese militari sono una delle poche categorie dei bilanci che non hanno subito tagli, vorremmo sapere se forse questo mondo è diventato più sicuro. Che consolazione possono trovare in queste ingenti spese militari i genitori di quei 7,6 milioni di bambini di meno di cinque anni che ogni anno muoiono, soprattutto nei Paesi in Via di Sviluppo? E che razza di sicurezza può esserci in un mondo in cui 925 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare e il 98% di loro si trova, sempre, nei Paesi in Via di Sviluppo? Che pace ci portano questi soldi così spesi?

In un mondo dove milioni di persone sono costrette a sfollare per cause collegate ai cambiamenti climatici come siccità, erosione delle coste, alluvioni e distruzione dei raccolti, saranno i militari a fornire case e cibo a queste persone?

I “falchi” e i loro leccapiedi riterranno probabilmente che questo è un prezzo da pagare accettabile per mantenere la sicurezza nazionale e internazionale. Ma loro cosa intendono per “sicurezza”? Cos’è, davvero, la sicurezza?

Il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) nel 1994 ha detto: “La sicurezza per gli uomini è un bambino che non muore, una malattia che non si diffonde, un lavoro che non è stato perso, una tensione etnica che non esplode in atti di violenza, un dissenso che non è stato messo a tacere. La sicurezza per gli uomini non ha a che fare con le armi – ha a che fare con la vita umana e con la dignità ”. E mi sembra un’ottima definizione.

A Greenpeace abbiamo sempre lavorato per la vera sicurezza: è il cuore stesso dei principi per cui ci battiamo. Noi crediamo che invece di spendere un sacco di soldi e – forse ancor peggio – di ingegnosità per i macchinari di guerra, dovremmo piuttosto dirigere le nostre risorse economiche e intellettuali verso la vera sicurezza. Dobbiamo contrastare la minaccia senza precedenti del cambiamento climatico che sta mettendo sempre più sotto pressione le nostre risorse fondamentali: cibo, acqua, energia e terra. Sono pressioni che stanno già scatenando conflitti, guerre e sofferenze.

Ci sono un sacco di soldi sprecati in nome della sicurezza e sono pochi i Paesi di cui potremmo condividere l’ordine delle priorità. Diamo un’occhiata a chi spende di più. Guardiamo a chi è incaricato, per conto della comunità internazionale, a mantenere la pace. Guardiamo cioè ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Se consideriamo i dati forniti dal SIPRI, non ci sono grandi sorprese: i primi cinque investitori in spese militari sono proprio questi Paesi. Gli USA primeggiano con quasi la metà della spesa militare globale. Gli altri quattro sono piuttosto indietro ma se li sommiamo assieme fanno tutti parte del Club mondiale dei cinque stati dai mille miliardi di dollari di spese militari!

Proviamo a metterla così: è come quel luogo comune un po’ macho che si sente in tanti film di guerra, quello che dice che la fuori c’è una pallottola con sopra il tuo nome. Bene, secondo Oxfam in realtà sono due, o di più: quest’anno, si produrranno due pallottole per ogni abitante della Terra.

Si spendono un sacco di soldi per preparare la guerra, ma quanti se ne spendono per prevenirla? Quanto spendiamo per mitigare i rischi del cambiamento climatico? Molto poco in confronto e niente che si avvicini a quello che serve.

Nel 2009, alla Conferenza sul Clima di Copenhagen, i Capi di Stato dei Paesi Sviluppati hanno promesso ai Paesi in Via di Sviluppo 30 miliardi di dollari, nel periodo 2010-2012, per i processi di adattamento e le misure di mitigazione. Hanno pure promesso che avrebbero aumentato questa somma fino a creare un fondo annuo di 100 miliardi di dollari USA, entro il 2020. Sembra tanto fino a che non fai un confronto: 10 miliardi l’anno è l’1% del budget militare dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre 100 miliardi è solo il 10%. Gli USA, da soli, potrebbero pagare tutti i 100 miliardi di dollari prendendoli dalle spese militari e comunque sorpassare il secondo in classifica, la Cina, di cinquecento miliardi di dollari.

I cambiamenti apportati dalle alterazioni del clima aumentano i rischi di guerre e conflitti e pongono minacce alla sicurezza, quella vera, senza precedenti. Per assicurare sicurezza, dobbiamo combattere la minaccia climatica e investire in soluzioni verdi.

Per esempio, che ne dite di investire nella protezione dei nostri mari? Secondo gli scienziati, per tutelare con riserve marine il 20-30% dei nostri oceani servirebbero tra 5 e 19 miliardi di dollari l’anno. Si creerebbero un milione di posti di lavoro e si garantirebbero catture sostenibili per la pesca per un valore stimato in 70-80 miliardi di dollari l’anno e servizi “ecosistemici” per un valore lordo che sarebbe compreso tra 4.500 e 6.700 miliardi di dollari l’anno!

Un’altra idea potrebbe essere quella di investire per salvare le nostre foreste, che ne dite? L’economia mondiale a causa della deforestazione perde ogni anno tra 2.000 e 5.000 miliardi di dollari. Il costo per dimezzare la deforestazione è stimato in 15 miliardi di dollari l’anno.

E, ultimo ma certo non per importanza, che ne pensate di una rivoluzione nel settore della produzione di energia? Mettersi alle spalle i combustibili fossili che stanno distruggendo il clima e abbandonare una fonte pericolosa come il nucleare richiede investimenti addizionali equivalenti a circa 280 miliardi di dollari l’anno. Sono investimenti che si ripagherebbero con gli interessi sia per il risparmio sull’acquisto di carburanti che per i posti di lavoro che si creerebbero. E non ci vuole un’arca di scienza per capire che tutto ciò diminuirebbe in modo drastico la minaccia di guerre riducendo la nostra dipendenza dalle fonti fossili.

Usiamo una quantità incredibile di soldi, immaginazione e ingegno umano per preparare e combattere guerre. Pensate a dove potremmo arrivare se la stessa energia, immaginazione, ingegnosità fosse investita per la pace, per una pace verde.

Fonte

Milano, un comune con le palle

Milano, la cittadinanza al Dalai Lama può attendere

La Cina è vicina, e la Madonnina un po’ la teme. Il Consiglio comunale di Milano, che ieri doveva concedere la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, ha deciso infatti di lasciar perdere: per non irritare la Cina, che considera un nemico la massima autorità religiosa del Tibet, per via delle richieste d’autonomia per il suo Paese. I rappresentanti in Italia della Repubblica popolare cinese hanno fatto capire che se a Tenzin Gyatso (questo il nome del Dalai Lama) fosse concessa la cittadinanza onoraria, la Cina potrebbe non partecipare a Expo 2015.

Fonte

Il mondo moderno è il mondo del denaro: è il modo più breve per dire che non ha più un’anima.

Abel Bonnard, Il denaro, 1928

I terremoti non si possono prevedere, ma si possono “combattere”

Armi giapponesi contro i terremoti: prevenzione ed organizzazione

Negli anni ottanta gli americani che andavano in giappone, sorridevano e si divertivano nel vedere che ciclicamente bambini, impiegati, personale di albergo si addestravano alle simulazioni antiterremoto.Poche regole precise, piccoli oggetti d aiuto, molta e continua informazione procedurale destavano non poca curiosità e commenti in un paese che organizza anche i posti dei senzatetto con i numeri e le righe per terra.Il 17 ottobre 1989 segna una data storica per san francisco (california) un mega terremoto la segnò profondamente con il primo terremoto andato in diretta sulla cbs durante una finale storica di football americano.Dopo quell’evento gli stati uniti hanno cominciato il loro pellegrinaggio in giappone a testa bassa ammettendo che il popolo nipponico ci aveva visto lungo e proprio dai  loro  efficaci programmi nazionali hanno cominciato a mettere in pratica i sistemi di prevenzione.Si avete capito bene la PREVENZIONE che è l’unica arma funzionate contro i terremoti inquanto purtroppo ad oggi non sono PREVEDIBILI (o quasi).
Ad oggi il giappone è il paese con la migliore organizzazione a tema sismico del mondo.
Il giappone ha redatto a livello governativo 6 punti focali per la prevenzione/organizzazione contro i terremoti:

1)- informativa di prevenzione su larga scala (volantini,manuali, documentazione)
2)- strutture preorganizzate e visibili di cartellonistica di percorsi di emergenza
3) – pianificazione dettagliatissima delle evacuazioni post sisma
4) – strutture globali(abitazioni,tubature cavi elettrici) antisismici
5) – kit di sopravvivenza in uffici e case
6) – esercitazioni cicliche antisisma

1)Scuole, palazzi, centri turistici per  stranieri, di fatto tutti gli enti governativi giapponesi hanno la prevenzione dei terremoti come fondamenta della vita sociale giapponese.Manuale e documentazione viene aggiunta e spiegata ovunque perfino nei ryokan tradizionali.Questo manuale eccelle nella semplicità e completezza ed è stato copiato in Canada, Usa, e paesi scandinavi come esempio di eccellenza organizzativa.

2/3)Come è visibile in foto i percorsi cittadini delle prefetture sono TUTTi segnalati e pianificati con segnaletica fissa per convogliare il traffico delle persone in panico e dei soccorsi in caso di post sisma.
I cittadini sono organizzati per aerea abitativa ed in caso di evento catastrofico, sanno SENZA aspettare i soccorsi dove si devono raggruppare (piazza, parco o scuola) ed attendere istruzioni.Nulla é lasciato al caso, anzi.Nelle grandi città la carpa/pesce gatto indica quali siano le grandi arterie che sono chiudbili in pochi minuti con possibilità di confluire il flusso emergenze.

4)Se provate ad andare in una agenzia immobiliare giapponese per appartamenti in palazzina vi accorgerete che esiste una sezione di vendita (obbligatoria per legge) che spiega gli accorgimenti antisismici obbligatori che equipaggiano il palazzo.Da qualche anno per esempio alcuni palazzi basano i pilastri portanti su sfere i cemento all’interno di cilindri di cemento, che in caso di terremoto fanno muovere il palazzo in movimenti circolari i quali spezzano l’urto del terremoto.

La lista delle progettazioni antisismiche giapponesi meriterebbero un libro a parte piu che un post, come i tubi gas centrali e queli elettrici con innesti e connessioni futuribilmente antisismiche.

5)I negozi, gli uffici e molte abitazioni hanno incollate sulla porta di casa o sotto le scrivanie il famoso kit anti sisma che in casi emergenza trovandosi bloccati permette di sppravvivere alcuni giorni aspettando i soccorsi (torcie a carica, radio a carica, garze cerotti, acqua, barrete energetiche, fischietto etc) .

6)Le scuole gli uffici etc seguono ciclicamente percorsi ed addestramenti antisismici che SENZA ALCUN DUBBIO [dati alla mano] aumentano la possibilitá di sopravvivenza all’ennesima potenza.

Anche L’italia come il giappone è un paese sismico.Ma passato lo shock che ha tristemente assalito l’italia, assisteremo al balletto politico “si poteva prevedere o non si poteva prevedere”, rischierando guelfi e ghibellini con le solite chiacchiere da bar o porta a porta..

Nessuno si lamenterà invece se “si poteva organizzare e prevenire” riducendo i rischi ed efficiando i soccorsi ..specie in questi casi dove è palese che migliaia di abitazioni che riversano sulla dorsale appenninica ad alto rischio sisma sono strutturate e costruite senz alcun criterio antisismico…e se c’era una centrale nucleare???

Armi giapponesi contro i terremoti (2): strutture antisismiche

 

In accoppiata con la prevenzione e l’organizzazione (citate nei post precedenti) il Giappone è apripista nella introduzione di tecnologie antisismiche ai suoi edifici.

Basta vedere anche dall’alto Tokyo o qualunche altra città nipponica e subito si capirà che oltre l’80% delle costruzioni (in particolare private) non supera il 4°piano.I grattacieli che sono di per se anche con la loro struttura elastici ai movimenti, non vengono menzionati nella percentuale appena espressa, mentre gli edifici tradizionali si.

E’ solo a cavallo degli anni 90 che si è cominciato a sfidare la natura andando con edifici oltre il 4° piano, ma in quegli anni sono state applicate su larga scala strutture antisismiche, OBBLIGATORIE PER LEGGE.
I dispositivi più diffusi applicati alle strutture sono:
- cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici
- acciai molto più elastici del normale a bassa rigidità
- fibra di carbonio che avvolge i pilastri rendendoli più resistenti alle fratture
- dissipatori che ammortizzano i movimenti tra un piano e l’altro
- porte e finestre ad architrave mobile per le escursioni da sisma
- vetri con mescola a maglia per evitare le spaccature

Oltre l’aspetto tecnologicamente valido non da meno viene l’aspetto burocratico.

a)Il cosidetto fascicolo fabricato menziona una tabella registrata e protocollata della area sisma. Una scala a livelli sisma suddivisa per prefetture indica il livello di tecnologia antisisma obbligatoria che la casa ha applicata.Ma sopratutto l’intero patrimonio immobiliare e censito catalogato protocollato ed fondamentalmente di domino PUBBLICO!In italia il censimento per motivi di “privacy” non è di pubblico dominio ma unicamente della protezione civile che lo tiene segreto.

b)Gli immobili inoltre possono esere soggette al progetto assicurativo chiamato JER “Japanese Earthquake Reinsurance” una copertura mista dal supporto dello stato e dalla parte broker gestita dai privati.Un elenco molto dettagliato potete estrapolarlo qui, suddiviso in due macro categorie i privati e gli edifici business.
Per la messa in norma ed in protezione sismica gli enti a scopo sociale (cliniche, ospedali privati, etc) hanno una macro detassazione per límplementazione dei sistemi in oggetto.

Per quanto riguarda la tecnologia ed i trasporti li il giappone è veramente avanti.
Il servizio metereologico nazionale ha nella sua rete pubblica un sistema in tempo reale di messa in sicurezza dei mezzi in movimento.Funziona esattamente come l’allarme terremoto di cui abbiamo parlato ma stavolta oltre l’allarme visivo/uditivo interagisce con i comandi di emergenza che:
- disattivano e portano per inerzia gli ascensori dei palazzi al piano inferiore liberando le porte
- a causa del pericolosissimo effetto disalleneamento binari, fermano ad inerzia i treni shinkansen
- rallentano ed inibiscono comandi per metropolitane e treni in galleria.

L’elenco sarebbe lunghissimo ma ci fermiamo qui solo per far capire che i sistemi tecnologici in giappone vengono usati con il fine del massima efficienza e della cura delle vite umane.

Fonte1 Fonte2

Terremoto Emilia: “Colpa di nuove colline non ancora emerse in Pianura Padana”

All’origine delle scosse degli ultimi 10 giorni, secondo Concetta Nostro (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), un processo di deformazione ancora coperto. “Non è la stessa faglia del 20 maggio, un fenomeno simile a quello dell’Aquila”

di Luigi Franco | 29 maggio 2012

L’Emilia Romagna ancora colpita dal terremoto. Nove giorni dopo la prima scossa di magnitudo 5,9 che alle 4 di mattino ha svegliato tutta l’Italia settentrionale, oggi altre tre scosse hanno superato il grado 5: quella più forte, alle 9, di magnitudo 5,8. La nuova sequenza sismica non si è originata lungo la stessa faglia del 20 maggio. “Da stamattina si è attivata una struttura un po’ più a ovest”, spiega Concetta Nostro, sismologa dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. “Un fenomeno simile è successo anche all’Aquila, dove gli eventi sismici del 6, 7 e 9 aprile 2009 hanno interessato tre diverse strutture”.

“In Emilia Romagna – spiega Nostro – i sismi del 20 maggio hanno rotto delle faglie e rilasciato l’energia che poi si è propagata verso ovest, provocando la struttura delle strutture adiacenti”. Da qui le nuove scosse di oggi, rappresentate con il colore viola nella figura pubblicata dall’Ingv a questo link: la struttura interessata dalla sequenza odierna è accanto a quella all’origine del terremoto di nove giorni fa (colore giallo). In passato, tra l’attivazione di una struttura e di quelle adiacenti sono passati anche mesi: “In Friuli – ricorda la sismologa – il primo terremoto del maggio 1976 fu seguito da altri tre sismi di energia confrontabile: a settembre dello stesso anno, poi a maggio e settembre del 1977”.

All’origine dei terremoti in Emilia Romagna – continua Nostro – c’è “un processo di deformazione che è coperto dalla Pianura Padana: la nascita di una serie di nuove piccole colline non ancora emerse e quindi non ancora visibili”. Le energie in gioco nei sismi di questi giorni sono quelle che gli scienziati si aspettano in base alla mappa di pericolosità sismica, dove all’Emilia Romagna è attribuito un livello di pericolosità media. “Nella stessa zona si sono verificati terremoti anche nel 1570 e nel 1639 – spiega la sismologa – In quei casi la magnitudo fu simile a quelle registrate ora, almeno secondo le stime fatte in base ai danni rilevati allora”. Anche se la Pianura Padana non è una delle zone più a rischio, tutta l’Italia è sismica. “Zone come l’Irpinia e l’arco calabro sono ad alta pericolosità: lì i terremoti possono essere ancora più forti e devastanti”.

Ai morti e ai crolli nella zona di Modena si aggiunge la paura a molti chilometri di distanza: i palazzi hanno tremato in tutte le città del Nord, come Milano, dove alcuni uffici sono stati momentaneamente evacuati. “Il capoluogo lombardo – dice Nostro – è in una zona considerata a bassa pericolosità sismica e nella storia è stata colpita da pochi terremoti epicentrali. Ma può risentire di terremoti in zone adiacenti a pericolosità maggiore, come ad esempio il Veneto o proprio l’Emilia Romagna”. Impossibile fare previsioni su che cosa accadrà nei prossimi giorni. E’ probabile che continueranno le cosiddette scosse di assestamento, ma non si può dire nulla sull’eventuale attivazione di altre strutture adiacenti. I consigli utili sono i soliti: “Lavorare sulla prevenzione. E nelle zone colpite essere prudenti e seguire le indicazioni della Protezione civile che è presente sul posto”.

Fonte

Ora i BOOM sono 4, Sig. Napolitano

(ANSA) – ROMA, 21 MAG – ”I sindaci a 5 stelle: Roberto Castiglion a Sarego, Marco Fabbri a Comacchio, Alvise Maniero a Mira e Federico Pizzarotti a Parma”. Beppe Grillo fa un primo bilancio, su Twitter, del risultato delle amministrative per il Movimento 5 Stelle.

Il movimento fondato dal comico, infatti, per la prima volta nella sua giovane storia conquista quattro sindaci.

E uno…

Eccolo il primo sindaco a 5 Stelle. Ecco chi sono i nostri ragazzi, le loro competenze, la loro passione, la loro voglia di sognare un’Italia diversa. Una politica senza soldi, senza partiti. http://goo.gl/nMNzc