L’universo ha uno scopo? Risponde Neil DeGrasse Tyson

“Non ne sono sicuro. Ma chiunque esprima una risposta più definitiva a questa domanda asserisce di avere accesso a conoscenze che non hanno basi empiriche. Questo modo di pensare, sorprendentemente persistente, comune alla maggior parte delle religioni e ad alcune branche della filosofia, ha fallito pesantemente nei propri passati tentativi di capire, e pertanto predire, il funzionamento dell’universo e il nostro ruolo in esso.

Affermare che l’universo ha uno scopo implica che vi sia un risultato desiderato. Ma chi compierebbe l’atto di desiderare? E quale sarebbe questo risultato desiderato? Che le forme di vita basate sul carbonio siano inevitabili? O che dei primati senzienti siano l’acme neurologico della vita?

Ovviamente gli esseri umani non sono stati presenti per fare queste domande per il 99,9999% della storia del cosmo. Quindi se lo scopo dell’universo era creare esseri umani, allora il cosmo è stato vergognosamente inefficiente nel farlo. E se lo scopo ulteriore dell’universo era creare una culla feconda per la vita, allora il nostro ambiente cosmico ha un modo molto strano di manifestarlo. La vita sulla Terra, nel corso di oltre tre miliardi e mezzo di anni d’esistenza, è stata aggredita incessantemente dalle fonti naturali di caos, morte e distruzione. La devastazione ecologica inflitta dai vulcani, dai cambiamenti climatici, terremoti, tsunami, tempeste, e in particolare gli asteroidi-killer hanno causato l’estinzione del 99,9% di tutte le specie mai vissute qui.

E che dire della vita umana in sé? Se siete persone religiose, potreste dichiarare che lo scopo della vita è servire Dio. Ma se siete uno dei cento miliardi di batteri che vivono e lavorano in un solo centimetro del vostro intestino crasso, potreste invece affermare che lo scopo della vita umana è fornirvi un ambiente vitale buio ma idilliaco e anaerobico di materia fecale.

Pertanto, in assenza di arroganza umana, l’universo appare sempre più casuale. Ogni volta che gli eventi che si dice siano per il nostro bene sono altrettanto numerosi quanto gli altri eventi che ci ucciderebbero, l’intenzionalità risulta difficile, se non impossibile, da affermare. Quindi anche se non posso affermare di sapere con certezza se l’universo abbia o no uno scopo, le argomentazioni contrarie sono solide e percepibili da chiunque veda l’universo per quello che è e non per quello che vorrebbe che fosse.“

Neil DeGrasse Tyson

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Steve Jobs non era Gesù

Copio e incollo un post di cui condivido ogni singola parola:

Ho una epidermica sensazione di disgusto per le celebrazioni apologetiche di Steve Jobs. C’è chi lo paragona a Leonardo, chi lo chiama genio, c’è chi gli porta i fiori davanti agli Apple store come se si trattasse di un santo e quelle fossero chiese.

Ma in fondo non è sbagliato: sono chiese. Chiese dove veniva diffuso il “verbo” della Apple, con tanto di simbolo da adorare, un messia, riti da celebrare.

Sono ateo e non mi piacciono le vere religioni. Ho però imparato a tollerarle come fenomeno di folklore. Ma un’azienda e un CEO che diventano religione è davvero qualcosa di insopportabile.

Mi chiedo cosa deve frullare nella testa di tanta gente per credere che un telefonino cool ha “cambiato il mondo”. Mi chiedo come si faccia a non vedere che dietro le belle parole ci sono storie di sfruttamento del lavoro, di programmatori ridotti a larve dopo decine di ore di lavoro senza pause, di utenti resi ignoranti dei loro diritti e che si dichiarano contenti di esserlo. Si dichiarano contenti che Steve (loro lo chiamano per nome, come se lo conoscessero, come se lui gli parlasse, come Gesù insomma) scegliesse al posto loro e che oggi rimpiangono il fatto che non lo farà più.

E’ Steve Jobs che ha imposto un modello chiuso come iTunes, che ha bloccato l’iPhone in modo che ci si potesse installare solo ciò che proviene dall’App store, vale a dire ciò che Apple sceglie per te. E a quelli che volevano liberare l’iPhone ha fatto causa. E giustamente l’ha persa.

Tutta questa storia la dice lunga sui valori trasmessi dalla pubblicità: ha avuto successo?quindi è un genio.

Allora anche George Bush che ha fatto credere a tre quarti di americani che Saddam aveva le armi nucleari era un genio? E che dire di quelli che riescono a far credere agli stessi americani che la terra è nata 6000 anni fa e l’evoluzione è un falso? Geni anche loro? O piuttosto non si dovrebbero definire spregiudicati mentitori, approfittatori, fomentatori di ignoranza?

Steve Jobs è stato un grande uomo di marketing, non infallibile, visto che ha fatto pure qualche cappellata con prodotti finiti presto nel dimenticatoio. Era un venditore. Non era un buono, non era “di sinistra”, non era il cavaliere solitario contro il male. Anzi.

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Ora posso morire in pace, ah no, non posso!

Biotestamento, sì della Camera: non ci saranno altri casi Englaro
A decidere sarà il medico. Sospendere l’alimentazione artificiale non sarà possibile.

Il testamento biologico è legge. Ieri sera dopo un iter durato due anni e mezzo, la Camera ha approvato il testo con voto segreto, con 278 sì, 205 no 7 astenuti.
Non resta adesso che il voto del Senato, ma la norma è ormai ultimata. E sancisce che in caso di impossibilità di esprimersi un paziente senza attività cerebrale sarà comunque alimentato artificialmente, che le sue dichiarazioni e volontà precedenti non saranno vincolanti, e che i parenti non potranno opporsi a questi tipo di assistenza.
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Sboccatamente parlando, me lo mettete anche nel culo il tubo per alimentarmi? Così per sapere…

La pazzia passa per Dio?

di Eleonora Bianchini

25 marzo 2011


Se per il vicepresidente del Cnr lo tsunami è “una voce della bontà di Dio”


Roberto De Mattei parla su Radio Maria del senso escatologico del sisma in Giappone. Una petizione online chiede le sue dimissioni. Il filosofo della scienza Stefano Moriggi: “Le sue idee incompatibili con la carica che ricopre”

“Le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio” e “sono talora esigenza della sua giustizia della quale sono giusti castighi”. Monsignor Orazio Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro lo scriveva all’indomani del terremoto di Messina del 1908. Tuttavia, nonostante sia passato più di un secolo, quelle parole sono ancora di attualità per uno degli esponenti di spicco del mondo scientifico italiano. Il 16 marzo scorso, infatti, nel corso della tramissione ‘Radici cristiane’ su Radio Maria, il vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Roberto De Mattei ha citato a più riprese lo scritto di Mazzella per spiegare agli ascoltatori il senso escatologico dello tsunami in Giappone. Parole che hanno creato sconcerto in Rete, dove la notizia è rimbalzata tra i blog fino alla pubblicazione di un appello per chiederne le dimissioni.

I commenti online sono durissimi. “Scriviamo dalla Columbia University e chiediamo com’è possibile tenere uno del genere nel board of advisors della Italian Academy” perché “sulle questioni scientifiche sarebbe bene che si interrogassero le persone che la scienza la studiano. Soprattutto quando stanno a capo di istituzioni che devono decidere quali ricerche finanziare”. E ancora: “De Mattei è libero di dire le sue scemenze dove gli pare, ma non di discutere e decidere di questioni di cui non ha la più pallida idea”.

All’interno della comunità scientifica, il primo a intervenire in modo netto per chiederne le dimissioni è Stefano Moriggi, filosofo della scienza (università di Bergamo) che in una nota su Facebook ha lanciato il messaggio. “De Mattei dovrebbe dimettersi per manifesta incompatibilità tra le sue idee e la carica che ricopre”, spiega. “Non è in gioco la libertà di pensiero o di espressione di chicchessia. Ciascuno può pensarla come gli pare. Può persino seguire le orme di Pangloss, il docente di ‘metafisico-teologo-cosmo-scemologia’ che insegnava ad Candido di Voltaire che ‘tutto essendo fatto per un fine, tutto è necessariamente per il fine migliore’. Ma, appunto, non dovrebbe occuparsi di scienza”. Moriggi evidenzia la totale assenza di coerenza tra “la ricerca, i suoi metodi, i suoi dati, il suo linguaggio e i suoi referenti istituzionali. De Mattei deve sapere che per gli scienziati le catastrofi non ‘sono esigenza della giustizia divina’”.

Non è la prima volta che De Mattei finisce al centro delle polemiche. Nel 2009 il Cnr ha pubblicato “Evoluzionismo. Il tramonto di un’ipotesi” (Cantagalli), un volume costato 9.000 euro di finanziamento pubblico che raccoglieva gli atti di un seminario organizzato dallo stesso De Mattei sulle teorie creazioniste. Che il vicepresidente del Cnr ritiene poggino su una solida base scientifica, a differenza di quanto sostengono gli evoluzionisti. In risposta alle critiche, De Mattei aveva affermato di trovare “incredibilmente incoerente che ci si possa dichiarare cristiani ed evoluzionisti” e che “Adamo ed Eva sono personaggi storici e progenitori dell’ umanità”. Ricorda Moriggi: “Il 2009 è stato l’anno di Charles Darwin, visto che ricorreva il bicentenario della nascita e il centocinquantesimo dalla pubblicazione dell’Origine delle specie. Per l’occasione, De Mattei ha pensato che il Cnr dovesse distinguersi per l’organizzazione di un workshop che ha esposto il prestigioso ente di ricerca al pubblico ludibrio internazionale, schierandolo di fatto sulle posizioni del peggior creazionismo disponibile sul mercato della pseudoscienza”.

Dal 2002 al 2006 consigliere per le questioni internazionali di Gianfranco Fini, quando ricopriva il ruolo di vicepresidente del Consiglio, De Mattei è stato nominato vicepresidente del Cnr nel 2004. Poi la riconferma nel 2008. Insegna anche Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso la privata Università europea di Roma, dirige il mensile “Radici cristiane” ed è presidente della Fondazione Lepanto, “un’istituzione no-profit fondata a Washington D.C. nel marzo 2001 in difesa dei principi e delle istituzioni della Civilità Cristiana”. Un curriculum in linea con le sue posizioni creazioniste ma non altrettanto coerente con il suo ruolo nel Cnr, secondo Moriggi. “Non pochi a dire il vero hanno alzato la voce contro la sua nomina a vicepresidente e contro certe sue posizioni o iniziative che hanno lasciato basita la stragrande maggioranza degli scienziati”, puntualizza Moriggi, che ricorda il manifesto pubblicato nel 2003 contro la sua nomina da alcuni esponenti della storiografia accademica, tra i quali Giovanni Miccoli e Paolo Prodi. “Tuttavia in Italia, e non solo nel più ristretto mondo della ricerca, si fatica a ‘far rete’ a causa di un innato individualismo o per una strana e pericolosa mescolanza di indolenza e rassegnazione. Si dovrebbe pensare più seriamente che la ricerca è un bene pubblico che tutti dovrebbero difendere”.
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Cristianesimo in pillole

Quando si dice “il dono della sintesi” :D

Ovvero:

Il Cristianesimo è la credenza secondo la quale, un cosmico zombie ebreo, può farti vivere in eterno, se ti nutri simbolicamente della sua carne e gli comunichi telepaticamente che lo consideri tuo padrone, così che lui possa eliminare una forza diabolica che è presente nella tua anima e in quella di tutta l’umanità dal tempo in cui, una donna-costola, fu convinta a mangiare un frutto dell’albero magico da un serpente parlante. Il tutto ha perfettamente senso.

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Una moschea a Ground Zero

Oggi ho letto un post di Michael Moore riguardo la costruzione della Moschea a Ground Zero.

Alcune pezzi sono geniali e qui li ripropongo

6. There is a McDonald’s two blocks from Ground Zero. Trust me, McDonald’s has killed far more people than the terrorists.

7. During an economic depression or a time of war, fascists are extremely skilled at whipping up fear and hate and getting the working class to blame “the other” for their troubles. Lincoln’s enemies told poor Southern whites that he was “a Catholic.” FDR’s opponents said he was Jewish and called him “Jewsevelt.” One in five Americans now believe Obama is a Muslim and 41% of Republicans don’t believe he was born here.

8. Blaming a whole group for the actions of just one of that group is anti-American. Timothy McVeigh was Catholic. Should Oklahoma City prohibit the building of a Catholic Church near the site of the former federal building that McVeigh blew up?

Che tradotto

6. C’è un McDonald’s a due isolati da Ground Zero. Fidatevi di me, McDonald’s ha ucciso molte più persone rispetto i terroristi.

7. Durante una depressione economica, o in tempo di guerra, i fascisti sono estremamente abili nel montare paura e odio facendo in modo che la classe operaia incolpi “l’altro” per i loro problemi. I poveri nemici bianchi del Sud dicevano che Lincoln era “un cattolico”. Gli avversari di Franklin Delano Roosevelt dicevano che era ebreo e lo chiamavano “Jewsevelt”. Un americano su cinque crede che Obama sia musulmano e il 41% dei Repubblicani credono che non sia nato qui [negli USA]

8. Accusare un intero gruppo, per le azioni di un singolo, è anti-americano. Timothy McVeigh era cattolico. Allora ad Oklahoma City sarebbe il caso di vietare la costruzione di una chiesa cattolica vicino al luogo del vecchio edificio federale che McVeigh fece saltare in aria?

Da qui

La Sindone non è riproducibile? Seee… come no!

Anzitutto, chi è Luigi Garlaschelli?

Un tizio nato a Pavia nella prima metà del secolo scorso, laureato in chimica sempre a Pavia, che poi ha lavorato come chimico al Politecnico di Milano, in America, alla Montedison e infine ancora all’Università di Pavia, dove adesso da pensionato è ancora professore aggregato presso il Dipartimento di Chimica Organica.

Un chimico, d’accordo. Ma che c’entrano il sangue di san Gennaro e la Sindone?

C’entrano, perché da sempre sono anche un appassionato di fenomeni misteriosi e paranormali. Tant’è che sono socio del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, il famoso CICAP, fin dalla sua fondazione.

E proprio nell’ambito del CICAP avevi prodotto il sangue del santo partenopeo. E poi la Sindone. Perché?

Perché mi ha sempre interessato. E’ il classico oggetto misterioso che, si dice, possiede proprietà non riproducibili. Dieci anni fa scrissi anche un libretto dal titolo “Processo alla Sindone”, nel quale ripercorrevo la storia delle polemiche e delle analisi, giungendo alla conclusione che è chiaramente un falso. L’occasione di tornare sull’argomento mi è stata offerta da Gualtiero Massa, un socio dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, l’UAAR, che mi propose di provare a riprodurre la Sindone, contribuendo anche di tasca propria con un finanziamento.

Sicché ti sei messo al lavoro e…

…e ho seguito l’ipotesi di Joe Nickell, dello CSICOP americano. Nickell aveva preso il bassorilievo di un volto, l’aveva coperto con un telo e poi l’aveva sfregato con un tampone sporco di polvere d’ocra. Così facendo aveva ottenuto come immagine una specie di negativo fotografico con le caratteristiche di un’immagine sindonica. Ma attenzione: la Sindone originale non contiene alcun pigmento. Perciò Nickell suppose che nel Trecento l’autore avesse sì usato quel metodo, ma che poi il pigmento si fosse staccato e disperso, perché in fondo era solo una polvere senza alcun legante particolare.

Ma allora le tracce sul lenzuolo da che cosa sono prodotte?

Da impurezze di vario tipo nel pigmento, come sali e sostanze organiche, che nel tempo hanno fatto ingiallire le fibre del lino. D’altronde microtracce di ocra sulla Sindone sono state trovate proprio dove c’è l’immagine.

Dunque tu hai usato il metodo di Nickell.

I miei collaboratori e io abbiamo replicato il suo esperimento applicando il procedimento completo su un corpo umano, ma usando un bassorilievo per la testa. Con un finanziamento del CICAP e dell’UAAR abbiamo fatto tessere una tela identica a quella della Sindone. Poi abbiamo steso questo telo addosso a un volontario, sfregando il telo stesso con un pigmento al quale abbiamo aggiunto tracce di acido per simulare le impurezze dell’ocra del Trecento. Così abbiamo imparato che strofinando si riesce a evidenziare solo le parti più in rilievo e l’immagine finale va poi rifinita a mano libera sul telo steso. Questo, peraltro, spiega l’assenza di deformazioni sul corpo.

E sul viso come si spiega l’assenza di deformazioni?

Con l’uso di un bassorilievo, come ho detto. Fra l’altro, nella Sindone originale sotto la barba della figura umana appare un segno squadrato che sembra un colletto e che, secondo me, non è nient’altro che il collo del bassorilievo della testa.

Così avete prodotto una copia della Sindone.

Calma: non è mica finita. Il telo doveva essere invecchiato artificialmente. Perciò ho costruito una stufa apposita, già battezzata “macchina per fare le Sindoni”, nella quale ho scaldato il telo per circa tre ore a 145 gradi. Infine il telo è stato lavato per simulare il distacco del pigmento.

E il risultato finale…

…è un’immagine con caratteristiche simili a quelle della Sindone di Torino: non ha più pigmento perché è stato lavato via, l’immagine è prodotta solo dall’ingiallimento delle fibre più superficiali, dà un’immagine in negativo, è sfumata e, analizzata con un computer, restituisce l’immagine di un corpo umano. Per completezza, abbiamo aggiunto pure le presunte tracce di sangue usando una specie di tempera fatta con ocra rossa, cinabro e alizarina. Infine le bruciature, come quelle prodotte dall’incendio del 1532, e gli aloni lasciati dall’acqua.

La copia conforme… (Cortesia: L. Garlaschelli)

…e l’originale. (Cortesia: Dio)

E quante ne hai prodotte finora?

Una e mezza: ne possiedo una versione a grandezza naturale, da 4,4 metri, e una lunga la metà, solo con la parte superiore del corpo. Ma ora che ho imparato posso farne una nuova in cinque o sei giorni.

Storicamente però la tua non è l’unica copia della Sindone. Già Vittorio Pesce Delfino…

Lo so: nei primi Anni Ottanta produsse una propria Sindone ma usando una tecnica differente. Nel 1978 alcuni studiosi americani dello Shroud of Turin Research Project, lo STURP, avevano effettuato studi, ricerche, foto e microanalisi sulla Sindone per tre giorni di fila. Già allora avevano capito da che cosa fosse prodotta l’immagine: fibre ingiallite. Ed erano arrivati alla conclusione che quel risultato si può ottenere con due effetti: chimico oppure termico. Vittorio Pesce Delfino, specialista in anatomia e istologia patologica, seguì questa seconda ipotesi. Appoggiando un telo di lino su un bassorilievo di metallo riscaldato a 230 gradi ottenne una specie di strinatura che mostrava alcune proprietà simili a quelle della Sindone: in negativo, sfumata, senza pigmenti, indelebile.

E tu che ne pensi?

L’ipotesi è interessante e ingegnosa ma poco verosimile dal punto di vista storico. Infatti non è nota una tecnica di questo tipo usata nel Trecento. Inoltre è difficile da applicare su un bassorilievo a grandezza naturale, davanti e dietro. Infine non rende conto delle microtracce di ocra trovate solo dove c’è l’immagine. Però è sicuramente un metodo da studiare ulteriormente, invece di liquidarlo frettolosamente come è stato fatto finora.

Eppure ai sindonologi autenticisti non mancano gli argomenti. C’è la questione della moneta, per esempio…

Le monete, sempre ammesso che di monete si tratti, sarebbero due: una su ogni occhio. Si tratterebbe delle impronte di due monetine di Ponzio Pilato, che quindi daterebbero la Sindone circa all’anno 30 d.C. Le impronte erano state viste già su copie di fotografie del 1931: immagini in bianco e nero, a bassa definizione e alto contrasto. Su queste presunte monete i sindonologi hanno detto molte cose incompatibili fra loro. Hanno confuso le impronte dritte con quelle speculari, la destra con la sinistra. Nell’interpretazione hanno fatto una confusione terribile. Nel 2002 la Sindone è stata scannerizzata in alta definizione e a colori. Risultato: delle monete non c’è più traccia. Si trattava solo di un “effetto Rorschach”. In futuro ne sentiremo parlare sempre meno.

E i pollini? Eh? Che mi dici dei pollini?

I pollini furono trovati da un criminologo svizzero, Max Frei. Dovrebbero permettere di ricostruire tutto il percorso fatto dalla Sindone, perché ci sarebbero pollini palestinesi, turchi, greci e così via. Però Max Frei non ha mai pubblicato su una rivista scientifica i metodi, i risultati, le foto. Dei suoi pollini non si è mai vista una foto originale: anche durante le sue conferenze mostrava le foto tratte dai testi di palinologia, cioè la scienza che studia i pollini. Ma i suoi pollini non li ha visti davvero nessuno. E ci sono moltissimi dubbi sulla replicabilità della sua ricerca. I pollini avrebbero dovuto essere prelevati con un nastro adesivo, applicato alla Sindone e staccato, poi liberati con un solvente e infine osservati e fotografati con un microscopio elettronico. Ripeto: non c’è alcuna prova di queste ricerche. In compenso tutti i palinologi, anche quelli credenti nell’autenticità della Sindone, sostengono che è impossibile fare ciò che Frei sostiene di aver fatto, cioè identificare addirittura le varietà delle piante che crescevano a Gerusalemme. In realtà, anche avendo molti campioni, sarebbe difficile identificare le specie, altro che le varietà. I presunti pollini di Max Frei sono stati riesaminati da tre sindonologi, e da 60 che erano sono stati ridotti a uno o due al massimo. E anche questi, rivisti da palinologi esperti, sono stati smentiti. Del resto Max Frei è un personaggio controverso. Non è un palinologo, ma un tuttofare che si è dedicato anche alla grafologia. E’ la stessa persona che autenticò i falsi diari di Hitler con la sua perizia calligrafica. Quindi… pollini? Che pollini?

Poi c’è la vicenda del carbonio-14. Qualcuno sostiene che quelle analisi furono truccate, che ci fu perfino un complotto.

L’analisi con il carbonio-14, proposta su suggerimento dello STURP come prova definitiva, risale al 1988 e fin dall’inizio fu gestita male. Ci furono polemiche fra i laboratori scelti e quelli esclusi, con fughe di indiscrezioni. In ogni caso i tre laboratori furono scelti dalla Chiesa e dovevano essere i migliori del mondo. L’indagine fu fatta sotto la direzione personale del cardinal Ballestrero e del professor Luigi Gonella, del Politecnico di Torino, come consulente scientifico, con il coordinamento del direttore del British Museum. Tutto questo avrebbe dovuto garantire la serietà e la neutralità. Il risultato finale fu chiaro: la Sindone è un manufatto prodotto a cavallo del 1300. Una conclusione compatibile con le evidenze storiche, perché proprio in quel periodo appare la Sindone. Ballestrero concluse che questo risultato dev’essere accettato, anche se non quadra con le speranze dei cattolici.

Risultato definitivo, fine della questione.

Macché. I sindonologi autenticisti a oltranza hanno attaccato anche quel risultato. Hanno detto che il campione usato non era pulito. Ma questo non è vero: il campione è stato pulito con tecniche standard e, per spostare l’età apparente, il tessuto avrebbe dovuto essere intriso di sudiciume. Allora hanno gridato al complotto, ma quest’ipotesi coinvolgerebbe addirittura il cardinal Ballestrero e il direttore del British Museum. A che pro? Poi hanno cercato di screditare il metodo, fraintendendo alcuni vecchissimi lavori. In realtà il metodo del carbonio funziona benissimo. A un certo punto hanno sostenuto che l’incendio del 1532 aveva fissato sulla Sindone del carbonio nuovo, che l’avrebbe “ringiovanita”. Per dieci anni il russo che aveva proposto l’idea è stato considerato come il “salvatore della Sindone”. Poi si è scoperto che si era inventato tutto, che nelle sue pubblicazioni c’erano nomi di scienziati, musei, laboratori e riviste che nemmeno esistevano. E’ anche finito in prigione per truffa. E prima di occuparsi della Sindone aveva collaborato con i creazionisti, e anche loro l’avevano cacciato. L’ultima ipotesi alla quale si aggrappano i sindonologi autenticisti è quella di un rammendo perfettamente invisibile risalente al 1300 e piazzato proprio nell’angolino da cui fu fatto il prelievo. Ora, anche ammesso che sia vero, non si capisce perché avrebbero dovuto fare un rammendo invisibile, quando a quell’epoca non andavano tanto per il sottile. Per esempio, dopo l’incendio del 1532 misero delle toppe molto grossolane sulle bruciature. D’altronde quando nel 1988 venne effettuato il prelievo erano presenti degli esperti tessili e nessuno di loro vide alcun rammendo. E anche nel 2002, in occasione dell’ultimo restauro molto completo, non si è trovato questo rammendo invisibile. Non solo: dopo quel restauro furono prelevati molti campioni, anche delle bruciature. Perciò oggi si potrebbero ripetere le analisi con il carbonio-14 su molti punti diversi e ricavare decine di datazioni. Ma non lo si vuole fare. E io sono anche pronto a scommettere dei soldi che, se ripeteranno il test con il carbonio-14, il risultato sarà sempre lo stesso.

D’accordo, allora gli argomenti a favore sono parecchio zoppicanti. Allora dimmene uno e uno solo, definitivo, per convincere un believer della falsità della Sindone.

Ma perché mi fai delle domande difficili? Uno solo? Te ne dico quattro.

Uff! Allora vada per quattro.

Primo: un vero corpo umano non potrà mai e poi mai lasciare un’impronta di quel tipo. Non è possibile, semplicemente. Abbiamo anche provato con una persona dipinta di rosso: soprattutto per la faccia, ne viene fuori un’immagine orrenda, deforme, non sfumata. Secondo: le vere sindoni di quell’epoca sono completamente diverse. Sono di lana, non di lino. Hanno una differente torcitura del filo. Non sono a spina di pesce. E il corpo non veniva inserito in quel modo, ma avvolto e legato al collo e alle caviglie. Terzo: la Sindone appare solo nel 1355 in Francia e immediatamente viene dichiarata falsa dal vescovo locale. Il vescovo si accorge che i canonici che la custodiscono la usano per inscenare falsi miracoli e attirare i pellegrini con l’inganno. Inoltre scopre l’artista che l’ha realizzata. Allora il vescovo scrive al papa, Clemente VII. Il papa… anzi l’antipapa, perché a quell’epoca c’era lo scisma… emana una bolla nella quale si intima di dichiarare sempre la falsità della Sindone ogni volta che viene esposta. Quarto: la datazione con il carbonio-14. Dalla quale si capisce che la Sindone risale al Trecento: un risultato perfettamente compatibile con la documentazione storica conosciuta.

Bene. Dopo tanto studiare e sperimentare e replicare, qual è allora l’opinione di Luigi Garlaschelli sulla Sindone? Che cos’è quest’oggetto?

E’ l’opera di un artista, perché solo una mano umana avrebbe potuto produrre un oggetto simile. Non conosciamo il suo nome. Non sappiamo se volesse produrre un’icona oppure una falsa reliquia. Sappiamo però che poi nei secoli è stata presentata come una reliquia vera. Ripensando ai canonici imbroglioni del Trecento, non si può dire che oggi le cose siano cambiate molto. Insomma, la Sindone è un oggetto misterioso e carico di storia, realizzata in modo molto ingegnoso. La sua figura ieratica possiede un fascino arcano. Non stupisce che fin dal XIV secolo abbia suscitato sentimenti contrastanti di sorpresa o di ammirazione o di rifiuto. Quindi io, essendo uno scettico curioso, non potevo non interessarmene.

La Chiesa ha accettato i risultati delle analisi con il carbonio-14 e non riconosce ufficialmente la Sindone come il lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù Cristo. Però quest’anno c’è stata l’ostensione e la pubblicità all’evento e il pellegrinaggio… e insomma si può dire che la Chiesa gioca quanto meno sull’ambiguità.

Quanto meno, direi proprio.

Ma, di fronte all’evidenza dei fatti, perché tanta gente continua a credere nell’autenticità della Sindone?

Perché si sente solo l’opinione dei sindonologi autenticisti. Che poi saranno qualche dozzina in tutto il mondo. Loro usano argomenti pseudoscientifici per sostenere la tesi dell’autenticità e sono i soli ai quali la Chiesa dà voce. Gli argomenti contrari non trovano spazio. D’altronde per i cattolici l’ipotesi che quella sia davvero l’impronta del corpo di Cristo è irresistibile. Ma dovrei spingermi a fare qualche ragionamento psicologico o antropologico o sociologico.

Spingiti, spingiti pure.

Beh, potrei cavarmela con una battuta. Tutte queste reliquie e questi miracoli suggeriscono due ipotesi: o Dio esiste e vuole dimostrare che il cattolicesimo è la vera religione, oppure…

…oppure?

Oppure essere cattolici induce a essere creduloni.

Detto questo sulla psicologia dei cattolici, diciamo qualcosa anche sulla psicologia di Luigi Garlaschelli. Prima il sangue di san Gennaro, poi la Sindone. Perché questo tuo interesse per la fenomenologia religiosa? Non sarà mica che qualche problema con la religione ce l’hai tu?

(Ride) Intanto io mi occupo dei fenomeni, non delle credenze religiose. E poi, sai, non è colpa mia se in Italia la maggior parte dei fenomeni cosiddetti paranormali riguarda sempre e soltanto la religione cattolica. Se io vivessi in Scozia, mi occuperei del mostro di Loch Ness e dei castelli infestati dai fantasmi. Ma vivo in Italia. E qui trovo esorcismi, stigmate, sangue di san Gennaro, Madonne piangenti sangue, la Sindone… Che cosa ci posso fare?

Fonte

L’origine della vita?


Il ritrovamento su 24 Themis. Rilevati anche composti organici.
Sempre più concreta l’ipotesi che la Terra sia stata “fecondata”
dall’acqua di un piccolo corpo celeste

TROVARE acqua sulla Luna o altri pianeti è già una grande scoperta.
Ma scoprirla su un asteroide  -  come annuncia oggi
Nature  -  ci riporta direttamente alle origini della
vita. Gli asteroidi infatti sono un po’ come le api dell’universo:
viaggiano, toccano i quattro angoli del sistema solare, si
scontrano con altri corpi celesti e li contaminano con le sostanze
che portano a bordo.

Dopo la scoperta di ghiaccio a bordo dell’asteroide 24 Themis  - 
appena annunciata su Nature da due diverse équipe di
astronomi americani, una della Johns Hopkins University e un’altra
della University of Central Florida  -  acquista più concretezza
l’ipotesi che la Terra, nata come un pianeta asciutto, sia stata
“fecondata” dall’acqua di un asteroide piovuto per caso sulla sua
superficie. La ricostruzione diventa ancor più plausibile se si
aggiunge che su 24 Themis i ricercatori americani hanno trovato
anche dei composti organici. Si tratta di molecole ancora troppo
elementari per essere chiamate “vita”. Ma che sicuramente
rappresentano i mattoni costituenti degli esseri viventi che
sarebbero nati in seguito.

L’acqua allo stato di ghiaccio è stata osservata grazie al
telescopio a infrarossi che si trova sul picco del vulcano di Mauna
Kea, alle Hawaii. Analizzando lo spettro delle sostanze chimiche
che compongono l’asteroide, i ricercatori sono giunti alla
conclusione che 24 Themis è ricoperto per tutta la sua superficie
da un sottile strato di ghiaccio misto a sostanze ricche di
carbonio: i costituenti elementari degli esseri viventi. Queste
lunghe e complesse catene di molecole carbonacee, ha spiegato uno
degli autori della ricerca, Joshua Emery della Johns Hopkins,
“potrebbero essere cadute sulla Terra dando un calcio d’inizio
all’evoluzione della vita”.

24 Themis è uno dei più grandi asteroidi in circolazione nel
sistema solare (ha un diametro di circa 200 chilometri) e viaggia
da qualche miliardo di anni in una fascia compresa tra Marte e
Giove. “L’acqua  -  spiega Andrew Rivkin, capo équipe della Johns
Hopkins  -  è più diffusa sugli asteroidi di quanto non pensassimo
e potrebbe essere presente anche al loro interno, oltre che sulla
superficie”.

In precedenza si era già ipotizzato che l’acqua degli oceani
terrestri provenisse da un corpo celeste di questo tipo,
scontratosi con la Terra poco dopo la nascita della Luna (l’impatto
che ha probabilmente generato il nostro satellite avrebbe infatti
vaporizzato qualunque mare formatosi in precedenza). “Ma mai fino a
ora  -  spiega Humberto Campins dell’università della Florida
Centrale – avevamo osservato davvero del ghiaccio sugli asteroidi”.

I ricercatori su Nature scrivono anche che “la presenza di
grandi quantità d’acqua era davvero inaspettata”. Nelle loro
peregrinazioni, questi corpi rocciosi arrivano infatti piuttosto
vicini al Sole. Fino a ieri si riteneva che il ghiaccio
eventualmente presente su un asteroide si sarebbe vaporizzato
tutto, come quello delle comete. Ma forse, suggeriscono gli
astronomi americani, 24 Themis ha anche una riserva interna oltre
allo strato ghiacciato visibile in superficie. Il prossimo passo,
annunciano i ricercatori, sarà studiare i dettagli di quest’acqua
per capire se è identica a quella presente sulla Terra. Un metodo
esiste, si spiega su Nature: basta calcolare la
proporzione di deuterio (un isotopo dell’idrogeno) fra le molecole
di H2O e vedere se coincide con quella del pianeta blu.
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