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L’idea non era di fare un governo con il M5S
Le incredibili dichiarazioni di Marina Sereni, vicepresidente della Camera. Stupito persino Bruno Vespa
Dichiarazioni che, a questo punto, spazzano via ogni dubbio. Il PD chiese al Movimento 5 Stelle soltanto i voti necessari alla fiducia. Nessuna proposta per un Governo insieme, nessuna proposta per un programma condiviso. Incredulo, in studio, persino il conduttore Bruno Vespa che non riesce a capacitarsi delle parole di Marina Sereni.
Una proposta per una possibile collaborazione era stata fatta dal Movimento 5 Stelle con il nome di Rodotà, rispedito al mittente.
Il giornalista del Fatto Andrea Scanzi commenta così su Facebook:
“Nuova perla del Pd, che con Marina Sereni ammette candidamente di non avere mai pensato a un governo con M5S, ma di avere chiesto al M5S di dare la fiducia rimanendo esterni e di fatto non rompendo le scatole. Cade (ma era già caduto) anche un altro alibi del Partito Disastro, che voleva fare sin dall’inizio l’inciucione. E lo ha fatto. (sono meravigliosi).”
Il prima e il dopo voto
BICICLETAS EM SÃO PAULO
Le nostre scelte possono cambiare il mondo che ci circonda.
O siete coglioni, o siete complici
di Marco Travaglio
Quello che accade lo vedono tutti. Ma a molti sfugge il perché. Il gruppetto dirigente del centrosinistra, sempre lo stesso che da vent’anni non ne azzecca una e salva sempre B. che garantisce la reciproca sopravvivenza, cerca ancora una volta di salvare se stesso (e dunque B.) mandando al Quirinale un uomo controllabile e ricattabile, anche in vista di un governo di largo inciucio. Ma la parola inciucio è riduttiva, perché non siamo di fronte a un accordo momentaneo, provvisorio. Ma a un patto permanente e strategico che regge dal 1994, a una Bicamerale sempre aperta, anche se mascherata qua e là con finti scontri per abbindolare gli elettori e trascinarli alle urne agitando gli speculari spauracchi dei «comunisti» e del «Cavaliere nero».
Se la memoria degl’italiani non fosse quella dei pesci rossi, che dura al massimo tre mesi, i contestatori in piazza o nel web contro Marini e chi l’ha scelto ricorderebbero che sono vent’anni che manifestiamo per la stessa cosa. Dal popolo dei fax ai girotondi, dal Palavobis al popolo viola, da 5Stelle alle altre emersioni del fenomeno carsico che Ginsborg chiama «ceto medio riflessivo», l’obiettivo è sempre il compromesso al ribasso destra-sinistra contro la Costituzione, la legalità, la magistratura indipendente e la libera informazione.
È ora di cambiare slogan e prendere atto della realtà: urlare «Perché lo fate?» o «Non fatelo!» è troppo ingenuo per bastare. Perché l’hanno sempre fatto e sempre lo faranno. E non perché si sbaglino ogni volta. Non si può sbagliare sempre, ininterrottamente, per vent’anni. Se uno, rincasando ogni sera, trova la moglie a letto con un altro, sempre lo stesso, deve rassegnarsi al suo status di cornuto e al fatto che la signora e il signore si piacciono. Perciò le domande da porre al Pd sono altre.
Perché nel ’94 avete «garantito a B. e Letta che non gli sarebbero state toccate le televisioni» (Violante dixit)?
Perché per cinque legislature avete sempre votato per l’eleggibilità di B., ineleggibile in base alla legge 361/1957?
Perché nel ’96 D’Alema andò a Mediaset a definirla «una grande risorsa del Paese”»?
Perché nel ’96 avete resuscitato lo sconfitto B. promuovendolo a padre costituente per riformare la Costituzione e la giustizia?
Perché nel 1996-2001 e nel 2006-2008 non avete fatto la legge sul conflitto d’interessi?
Perché avete demonizzato i Girotondi, accusandoli di fare il gioco di B.?
Perché non avete spento Rete4, priva di concessione, passando le frequenze a Europa7 che la concessione l’aveva vinta?
Perché nel 1996-2001 avete depenalizzato l’abuso d’ufficio, abolito l’ergastolo, depotenziato i pentiti, chiuso le supercarceri del 41-bis a Pianosa e Asinara?
Perché, negli otto anni in cui avete governato da soli, non avete mai cancellato una sola legge vergogna di B.?
Perché le vostre assenze hanno garantito l’approvazione di molte leggi vergogna, dallo scudo fiscale in giù, che non sarebbero passate a causa delle assenze nel centrodestra?
Perché nel 1999 una parte di voi salvò Dell’Utri dall’arresto?
Perché nel 2006 i dalemiani chiesero a Confalonieri, Dell’Utri e Letta i voti per D’Alema al Quirinale?
Perché nel 2006 faceste un indulto esteso ai reati di corruzione, finanziari, fiscali e al voto di scambio politico-mafioso?
Perché nel 1998 e nel 2008 avete affossato i due governi Prodi?
Perché nel 2011, anziché mandarci a votare, avete scelto di governare con B., salvandolo da sicura sconfitta, all’ombra di Monti?
Perché preferite accordarvi al buio con B. per Marini, D’Alema, Amato sul Colle, anziché scegliere Rodotà e dialogare con i 5 Stelle per il nuovo governo, come vi chiedono i vostri elettori?
Tante domande, una sola risposta: o siete coglioni, o siete complici. Tertium non datur. (Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2013)
Poco prima della rivoluzione -Dario Fo
Tutto vero
Per chi ha poca memoria storica, o chi Grillo l’ha scoperto solo da poco, consiglio la visione dell’intervento di Travaglio sul Movimento 5 Stelle e forse finalmente capirete come si è arrivati alla situazione politica attuale e del perché di certe posizioni.
La “macchina del fango” è partita
Vediamo quanti voti prende…
Vanity Fair e la massima espressione della politica in Italia
Sopravvisse all’incidente dell’81: chiede di vedere Grillo. Lui si nega
Genitori e fratello morirono in auto guidata da comico. Dopo 30 anni parla a Kika e Vanity Fair
“Non cerco nulla, se non la verità”, “mi rifiuto di essere strumentalizzata da una politica in cui non mi riconosco, e dopo questa intervista non intendo tornare sull’argomento”, “chiedo solo di incontrare il signor Grillo. E’ un gesto che devo a me stessa, ma anche ai miei genitori e a mio fratello, che non possono più parlare”. Cristina Giberti, la sopravvissuta della famiglia che nel 1981 perse la vita in un incidente mentre viaggiava nell’auto guidata dall’amico Beppe Grillo, dopo 30 anni parla, in esclusiva, a Vanity Fair nel numero in edicola da domani. E pretende la verità.
“Non amo parlare di me, forse la vita mi ha resa introversa. Ma oggi – afferma – sono matura, ho fatto i conti con il passato e ho trovato il coraggio di guardare indietro”. E spiega pure perché ha deciso di rompere il silenzio proprio ora, alla vigilia delle elezioni. “La mia non é certo l’unica vita segnata da un lutto, mi guardo intorno e ne vedo tante di storie simili. La differenza è che nel mio caso – con i media che parlano continuamente di lui e del perché non si candida, e ogni tanto fanno anche vaghi riferimenti alla morte dei miei cari – dimenticare è impossibile. Tutte le domande che ho cercato di seppellire – che mi tormentano con i loro “perché” – sono tornate a galla. Ora ho bisogno delle risposte, una volta per tutte, per guardare avanti”.
Cristina spiega di aver provato a contattare privatamente il comico genovese, ma senza successo. “Mi ha richiamato un nipote di Grillo: mi ha spiegato che tutta la sua famiglia aveva sofferto per l’incidente, che non era il momento di ritornare sull’argomento”. E “solo dopo quel ‘no’ ho accettato di parlare con voi” spiega Cristina aggiungendo che mai Grillo, in tutti questi anni, l’ha cercata. “Non ho mai avuto occasione di sentirmi raccontare come sono andate le cose direttamente da lui, l’unico che possa davvero farlo. Mi conosceva bene, era amico dei miei, frequentava la nostra casa: come è possibile che in tutti questi anni non abbia mai sentito l’esigenza di vedermi, di chiedermi scusa, almeno di telefonare ai miei genitori adottivi per sapere come stavo?”. Prima di andare in stampa con questa storia, Beppe Grillo – informa Vanity Fair – è stato avvertito e gli è stata data la possibilità di commentare in qualsiasi modo, ma lui ha scelto di non farlo.



