DRM? No grazie

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Nook chiude i battenti e i clienti perdono i libri che hanno acquistato. Sarebbe un’ordinaria storia di mercato se non fosse per un piccolo dettaglio: non possediamo i beni digitali che compriamo, in questo caso ebook con DRM (Digital Rights Management).
L’annuncio recita che la società ha deciso di uscire dal mercato britannico, probabilmente vedendosi incapace di competere con Amazon o di trovare una nicchia redditizia. Fin qui nulla di strano, ma il testo aggiunge anche che la società sta cercando di stipulare un accordo con Sainsbury’s Entertainment on Demand “per assicurare che avrete accesso alla gran maggioranza dei libri Nook che avete comprato senza costi aggiuntivi”.

La grande maggioranza. Vale a dire che qualcuno ha comprato dei libri ma ora che il venditore abbassa la serranda non li possiede più (non li possedeva nemmeno prima in realtà). Dovranno farsene una ragione, o sperare nell’intervento risolutore dell’autorità garante per il commercio o le associazioni per la difesa dei diritti del consumatore.

Tocca tutti noi

Eccoci allora con una nuova occasione per affermare che i DRM possono causare problemi – ma qualcuno si spinge a definirli un’invenzione diabolica. In estrema sintesi, la sigla indica quegli strumenti digitali atti a impedire la copia di un file, evitare che chi compra un film poi lo copi e lo faccia circolare in modo illegittimo.

In pratica però chi compra un file protetto non ne è davvero proprietario. È scritto anche sull’accordo di licenza (che nessuno legge): si tratta più che altro di un noleggio a vita. Alla morte del cliente, o quando l’azienda decide di chiudere, si perde anche la proprietà digitale. Fuori discussione quindi la possibilità di rivendere l’usato, o di cedere i propri beni digitali in eredità ai figli.

Vale per un gioco comprato su Steam, un album preso su iTunes, o un libro di Amazon e tanti altri esempi.

Un problema linguistico

È importante affermare un principio: le aziende hanno tutto il diritto di proporre questo tipo di accordo. Non c’è nulla di male nell’eliminare il trasferimento di proprietà in favore di una concessione in licenza. Ed è altrettanto legittimo il tentativo di prevenire atti illeciti, così come sono legittime le leggi a tutela del diritto d’autore. Ma è legittimo anche il diritto a scegliere in piena libertà e consapevolezza, da parte del consumatore.

Il problema è quindi che tutti questi servizi usino termini come “comprare” o vendere”. I vocabolari ci dicono chiaramente che queste parole implicano il trasferimento di proprietà. Alcuni clienti avranno letto articoli come questo e sapranno a cosa vanno incontro, ma la maggior parte finirà per pensare l’ovvio: se lo compro è mio. E invece non è così. Abbiamo comprato, perché il pulsante diceva “compra” o “acquista”. Ma non possediamo.

Sarebbe preferibile che si usassero parole diverse, per garantire una comunicazione chiara, che si applicasse un principio simile a quello del consenso informato in medicina. Ecco, magari invece di “compra” potrebbero scrivere “noleggia a vita”, giusto per chiarire che la proprietà resta del fornitore. Potremmo farlo almeno per qualche anno, giusto per dare il tempo a tutti di abituarsi a questo fenomeno, e ai linguisti di aggiornare i vocabolari.

Ad alcuni sembrerà un dibattito superfluo, ma è bene tenere presente che siamo solo all’inizio: oggi la questione dei DRM si applica a prodotti culturali, ma si sta già facendo strada in altri campi. Abbiamo già visto in passato come anche nel caso delle automobili, comprare non equivale a possedere. E naturalmente c’è il software, e ci saranno elettrodomestici, abitazioni, persino l’abbigliamento. 

FONTE

Ma allora l’evoluzione esiste!

Clima mari troppo caldi, le specie anfibie migrano sulla terraferma

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Le specie anfibie pure di non morire stanno lasciando le acque dei mari povere di ossigeno per migrare in posto ora più sicuro, la terra ferma. L’allarme del mutamento degli abitudini di queste specie è stato lanciato da studiosi italiani che hanno effettuato approfondite ricerche sui granchi.

I granchi del mar Tirreno e in particolar modo della costa Toscana stanno sempre più emigrando sulla terraferma ed abbandonando il mare con le acque troppo calde e con pochissimo ossigeno. Il loro habitat in questi mesi sta profondamente mutando come anche i modo dei granchi di respirare.

I cambiamenti climatici stanno modificando anche l’habitat naturale di alcune specie animali. Un recente studio condotto da ricercatori toscani ha riscontrato che alcune specie anfibie, in particolare i granchi, stanno pian piano abbandonando il mare per stabilirsi sulla terraferma.

Questo trasferimento è in atto già da qualche mese sulle spiagge delle provincia di Livorno e si teme che presto riguarderà anche altre specie anfibie. Il trasferimento dei granchi è provocato dalla mancanza di ossigeno dei mari che sono diventati troppo caldi ed hanno meno ossigeno di quanto era presente in precedenza.

I granchi non possono più vivere nel mare perchè l’acqua è troppo calda e per questo negli ultimi anni si stanno spostando a vivere sulla terra ferma. Come i granchi altre specie anfibie faranno la stessa scelta nei prossimi anni se la temperatura delle acque dei mari continuerà come purtroppo si prevede a salire.

Cambiamenti nel modo di vivere di tante specie animali che provocheranno anche molto presto variazioni negli abitudini degli esseri umani.

Il clima in questi ultimi anni sembra impazzito con inverni miti ed estati caldissime. In media le temperature si alzeranno entro il 2050 di altri 3 gradi determinando il cambiamento delle abitudini sia degli esseri umani che degli animali.

Secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori italiani, gli anfibi, in questi ultimi anni, stanno sempre più preferendo vivere sulla terra che nei mari. La causa di questa differente scelta di vita è dettata dalle temperature delle acque che negli ultimi anni sono notevolmente aumentate.

Il prezioso studio è stato condotto da alcuni ricercatori italiani dell’università di Firenze che hanno studiato le abitudini dei granchi del Mar Tirreno che stanno sempre più preferendo vivere sulla terra ferma che in mare cambiando anche il loro modo di respirare.

Lo studio condotto dai ricercatori fiorentini è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. I ricercatori italiani, per portare a termine lo studio, si sono avvalsi delle grandi conoscenze degli scienziati dell’ Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research, il centro di ricerca più celebre del vecchio continente che da anni studia le variazioni climatiche che stanno avvenendo sulla Terra.

Lo studio dei ricercatori fiorentini è stato condotto su una comune specie di granchi che vivono sulle spiagge di Calafuria in provincia di Livorno. I granchi di Calafura da un po’ di anni hanno deciso di cambiare il loro habitat e di trasferirsi sulla terra ferma trasformando anche il modo di respirare.

I granchi hanno dovuto cambiare il loro habitat perché le acque del Tirreno sono diventate molto calde rispetto al passato ed hanno carenza di ossigeno.

Stefano Cannicci, uno degli scienziati che ha condotto lo studio, ha così spiegato i risultati della ricerca: “I granchi ci permettono di capire come possa essere avvenuto uno dei passaggi evolutivi più importanti della storia, che ha portato all’evoluzione delle specie terrestri”.

Lo scienziato fiorentino ha anche spiegato che la scoperta è importante per studiare il comportamento degli animali rispetto alle variazioni climatiche: “Abbiamo dimostrato per la prima volta che l’innalzarsi delle temperature delle acque oceaniche guida un processo evolutivo importante come quello della colonizzazione delle terre emerse. In un periodo come quello attuale, caratterizzato da un costante e rapido aumento della temperatura di atmosfera e oceani, una strategia evolutiva che può essere messa in atto dalle specie che vivono tra il mare e la terra è, in effetti, quella di diventare più terrestri e meno marine”.
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2016

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Fa strano come ancora oggi non abbiamo le auto volanti, eppure ci siam evoluti, siamo cambiati, la società è migliorata.
Veneriamo dei, re, regine, papi, vescovi, maghi e santoni. In cambio del paradiso paghiamo denari, usiamo la magia per predire il futuro, gli astri, il lavoro, l’amore, la salute. Manteniamo le classi sociali, i ricchi e i poveri, gli intelligenti e gli ignoranti, i padroni e gli schiavi.  Il diverso non ci piace, ci fa paura, lo emarginiamo o lo combattiamo. Facciamo le guerre sante e la cosa che più ci importa è tenerci ben stretto il nostro piccolo feudo.
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