Come siamo arrivati a questo punto?

Marcus Lyon SANTA TERESA, RIO DE JANEIRO (2008)

 

In fondo siamo creature frutto di una evoluzione durata milioni di anni. Il sole determina da sempre i nostri cicli giornalieri e stagionali e stimola persino la nostra produzione di vitamina D, importante per le ossa. Non mi stupirei se avesse anche effetti antidepressivi.
Cosa ci facciamo allora chiusi in case, uffici e fabbriche illuminati da luce artificiale, il giorno come la notte? Lampadine, monitor del computer, televisori sparati sul volto. Il sole ci accontentiamo di vederlo dalle finestre. “Che bella giornata, c’è il sole!” e poi andiamo in un centro commerciale con l’aria condizionata.
Forse non è antidepressivo il sole: forse è depressivo il resto. Il sole non è una cura ma è la sua assenza ad essere una malattia.
Non siamo programmati per questo. Il nostro DNA si è evoluto in mezzo alla natura e invece passiamo la vita fra quattro muri bianchi, con luci artificiali ed il climatizzatore.
Quanto è poco naturale la nostra esistenza. Anche questo un bell’indizio su cui riflettere.
Avete mai sentito qualcuno che si stufa della propria vita, e vuole andare a fare il commercialista? L’avvocato? L’operaio in fabbrica?
Io ho sentito solo di persone che vogliono aprire un bar in spiaggia, o la malga in montagna, o avere il proprio orticello.
Nessuno escluso, tutti sentiamo il richiamo della natura in qualche sua forma, quando lo stress si fa insopportabile. Allora perché abbiamo eliminato del tutto la natura dalle nostre case, dalle nostre città e dai luoghi in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo?

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Benvenuti nell’era che non crede più ai fatti

L’espressione è apparsa nel 2004 in un libro pubblicato negli Stati Uniti, ma è nel 2016 che ha acquisito un senso più compiuto: post-truth, postverità. La formula descrive la pericolosa tendenza delle democrazie occidentali a non credere più ai fatti nel dibattito politico, bensì alle menzogne pronunciate in tono sicuro.

Nel suo libro The post-truth era (L’era della postverità), Ralph Keyes definisce la menzogna “un’affermazione falsa, fatta in piena cognizione di causa con l’obiettivo d’ingannare”. Un esempio? La campagna referendaria per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea sosteneva che Londra versava all’Ue 350 milioni di sterline alla settimana e che tale denaro sarebbe potuto essere investito nel servizio sanitario nazionale in caso d’uscita dall’Unione europea. L’affermazione era chiaramente falsa: non erano vere né la cifra né la promessa. Ma una volta scritta sugli autobus britannici a due piani è diventata credibile.

Ora il testimone della post-truth è passato a Donald Trump, e questa tendenza si intravede già nei primi dibattiti per le elezioni presidenziali francesi.

Dire quel che fa comodo
Nel caso di Trump la cosa più stupefacente è che un paese moralista come gli Stati Uniti ha spesso considerato la menzogna una cosa più grave dei fatti che si volevano nascondere. Sono stati la bugia e lo spergiuro, più che il furto con scasso, a portare all’impeachment di Richard Nixon dopo lo scandalo Watergate.

Gli esperti di fact-checking (verifica dei fatti) hanno dimostrato che più di due terzi delle affermazioni di Trump nell’ultimo anno sono false, ma la sua credibilità non ne risente. Al contrario, all’indomani del suo viaggio in Messico in cui non ha osato dire al presidente messicano che gli avrebbe inviato la fattura del famoso muro che intende costruire lungo la frontiera – per poi ripetere ai suoi elettori che “saranno i messicani a pagare” – ha superato Hillary Clinton in alcuni sondaggi (anche se la sua vittoria appare ancora improbabile).

Non si vota per la Brexit o per Trump perché dicono la verità, ma perché incarnano, a torto o a ragione, un rifiuto del ‘sistema’

L’ultima menzogna di Trump è stata smascherata da Politifact, la rubrica di fact-checking del Washington Post, che ha dimostrato che il candidato repubblicano non si è affatto opposto all’invasione dell’Iraq come ha sostenuto più volte. Tre mesi prima della guerra si era detto favorevole all’idea, per poi prenderne le distanze nel 2004 quando sono cominciati i problemi. Ma poco importa. Trump continua a dire quel che gli fa comodo, o che piace al suo elettorato, senza preoccuparsi della verità e neppure dei fatti.

“La verità ha ancora qualche importanza?”, si chiedeva la direttrice del Guardian Katharine Viner a luglio commentando il risultato del referendum nel Regno Unito. In paesi dove i mezzi d’informazione sono molto sviluppati, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, il diffondersi delle postverità dimostra soprattutto l’insofferenza dell’elettorato nei confronti delle élite.

Non si vota per la Brexit o per Trump perché dicono la verità, ma perché incarnano, a torto o a ragione, un rifiuto del “sistema”. E i social network, grazie all’ambivalenza della tecnologia che fa gli interessi di chi la sa usare meglio, sono il campo di battaglia preferito di chi si crede poco rappresentato dai mezzi d’informazione tradizionali.

La postverità è incompatibile con la democrazia. Se lasceremo che si radichi e si diffonda in maniera duratura, ne pagheremo tutti il prezzo.

(Traduzione di Federico Ferrone)


Fonte

Mi compro un’arma o vado a pesca?

Ecco quanto ci vuole in USA (in alcuni stati) per comprare un’arma

 

Ecco quanto ci vuole per farsi una licenza di pesca in provincia di Bolzano

Oltre alla normale “licenza di pesca” serve un esame per essere “abilitati alla pesca”

L‘esame di pesca ha generalmente luogo una volta all’anno, in primavera. Esso si svolge davanti ad un‘apposita commissione nominata dalla Giunta provinciale. La commissione è composta dal direttore dell’Ufficio caccia e pesca quale presidente e da due esperti in materia di pesca.

L’esame di pesca è strutturato in due prove: una prima prova scritta, in forma di quiz; una prova orale, alla quale il candidato è ammesso solo nel caso abbia superato la prova scritta.


All’esame di pesca è richiesta la conoscenza delle seguenti materie

  • nozioni generali sulla tutela della natura e sulle principali leggi provinciale vigenti in tale materia;
  • le specie ittiche autoctone e il loro ambiente;
  • nozioni sulla normativa provinciale vigente in materia di pesca;
  • attrezzi, esche e metodi di pesca con la lenza;
  • elementari norme di comportamento del pescatore durante l’esercizio della sua attività.
  • Il conseguimento dell’abilitazione alla pesca viene registrato nella licenza di pesca.
  • L’esercizio della pesca è infine subordinato all’acquisto di un permesso annuale o giornaliero di pesca.

 

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Tess Asplund

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Braccio alzato, pugno chiuso: Tess Asplund è il nuovo simbolo del coraggio al femminile. Sola contro 300 nazi a cui sta bloccando la strada. Non arretra mai, rimane ferma con il pugno chiuso verso il cielo.  Lei, 42enne di colore, con sguardo fiero li osserva avvicinarsi, poi il suo viso incontra quello bianco del leader nazista. Non un battito di ciglio, il pugno sempre in alto. Una protesta silenziosa per dire no all’intolleranza e alla violenza professata dagli estremiti del partito svedese “Nordiska motståndsrörelsen” che sfilavano in corteo tra le vie della cittadina svedese Borlange. Postato su internet, lo scatto è stato condiviso da milioni di utenti. Forse anche perché ha riportato alla mente una scena già vista: quando, sempre in Svezia, nel 1985 una donna colpì con la borsa un manifestante della destra estremista
(Foto di TT News Agency)

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