La Sindone non è riproducibile? Seee… come no!


Anzitutto, chi è Luigi Garlaschelli?

Un tizio nato a Pavia nella prima metà del secolo scorso, laureato in chimica sempre a Pavia, che poi ha lavorato come chimico al Politecnico di Milano, in America, alla Montedison e infine ancora all’Università di Pavia, dove adesso da pensionato è ancora professore aggregato presso il Dipartimento di Chimica Organica.

Un chimico, d’accordo. Ma che c’entrano il sangue di san Gennaro e la Sindone?

C’entrano, perché da sempre sono anche un appassionato di fenomeni misteriosi e paranormali. Tant’è che sono socio del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, il famoso CICAP, fin dalla sua fondazione.

E proprio nell’ambito del CICAP avevi prodotto il sangue del santo partenopeo. E poi la Sindone. Perché?

Perché mi ha sempre interessato. E’ il classico oggetto misterioso che, si dice, possiede proprietà non riproducibili. Dieci anni fa scrissi anche un libretto dal titolo “Processo alla Sindone”, nel quale ripercorrevo la storia delle polemiche e delle analisi, giungendo alla conclusione che è chiaramente un falso. L’occasione di tornare sull’argomento mi è stata offerta da Gualtiero Massa, un socio dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, l’UAAR, che mi propose di provare a riprodurre la Sindone, contribuendo anche di tasca propria con un finanziamento.

Sicché ti sei messo al lavoro e…

…e ho seguito l’ipotesi di Joe Nickell, dello CSICOP americano. Nickell aveva preso il bassorilievo di un volto, l’aveva coperto con un telo e poi l’aveva sfregato con un tampone sporco di polvere d’ocra. Così facendo aveva ottenuto come immagine una specie di negativo fotografico con le caratteristiche di un’immagine sindonica. Ma attenzione: la Sindone originale non contiene alcun pigmento. Perciò Nickell suppose che nel Trecento l’autore avesse sì usato quel metodo, ma che poi il pigmento si fosse staccato e disperso, perché in fondo era solo una polvere senza alcun legante particolare.

Ma allora le tracce sul lenzuolo da che cosa sono prodotte?

Da impurezze di vario tipo nel pigmento, come sali e sostanze organiche, che nel tempo hanno fatto ingiallire le fibre del lino. D’altronde microtracce di ocra sulla Sindone sono state trovate proprio dove c’è l’immagine.

Dunque tu hai usato il metodo di Nickell.

I miei collaboratori e io abbiamo replicato il suo esperimento applicando il procedimento completo su un corpo umano, ma usando un bassorilievo per la testa. Con un finanziamento del CICAP e dell’UAAR abbiamo fatto tessere una tela identica a quella della Sindone. Poi abbiamo steso questo telo addosso a un volontario, sfregando il telo stesso con un pigmento al quale abbiamo aggiunto tracce di acido per simulare le impurezze dell’ocra del Trecento. Così abbiamo imparato che strofinando si riesce a evidenziare solo le parti più in rilievo e l’immagine finale va poi rifinita a mano libera sul telo steso. Questo, peraltro, spiega l’assenza di deformazioni sul corpo.

E sul viso come si spiega l’assenza di deformazioni?

Con l’uso di un bassorilievo, come ho detto. Fra l’altro, nella Sindone originale sotto la barba della figura umana appare un segno squadrato che sembra un colletto e che, secondo me, non è nient’altro che il collo del bassorilievo della testa.

Così avete prodotto una copia della Sindone.

Calma: non è mica finita. Il telo doveva essere invecchiato artificialmente. Perciò ho costruito una stufa apposita, già battezzata “macchina per fare le Sindoni”, nella quale ho scaldato il telo per circa tre ore a 145 gradi. Infine il telo è stato lavato per simulare il distacco del pigmento.

E il risultato finale…

…è un’immagine con caratteristiche simili a quelle della Sindone di Torino: non ha più pigmento perché è stato lavato via, l’immagine è prodotta solo dall’ingiallimento delle fibre più superficiali, dà un’immagine in negativo, è sfumata e, analizzata con un computer, restituisce l’immagine di un corpo umano. Per completezza, abbiamo aggiunto pure le presunte tracce di sangue usando una specie di tempera fatta con ocra rossa, cinabro e alizarina. Infine le bruciature, come quelle prodotte dall’incendio del 1532, e gli aloni lasciati dall’acqua.

La copia conforme… (Cortesia: L. Garlaschelli)

…e l’originale. (Cortesia: Dio)

E quante ne hai prodotte finora?

Una e mezza: ne possiedo una versione a grandezza naturale, da 4,4 metri, e una lunga la metà, solo con la parte superiore del corpo. Ma ora che ho imparato posso farne una nuova in cinque o sei giorni.

Storicamente però la tua non è l’unica copia della Sindone. Già Vittorio Pesce Delfino…

Lo so: nei primi Anni Ottanta produsse una propria Sindone ma usando una tecnica differente. Nel 1978 alcuni studiosi americani dello Shroud of Turin Research Project, lo STURP, avevano effettuato studi, ricerche, foto e microanalisi sulla Sindone per tre giorni di fila. Già allora avevano capito da che cosa fosse prodotta l’immagine: fibre ingiallite. Ed erano arrivati alla conclusione che quel risultato si può ottenere con due effetti: chimico oppure termico. Vittorio Pesce Delfino, specialista in anatomia e istologia patologica, seguì questa seconda ipotesi. Appoggiando un telo di lino su un bassorilievo di metallo riscaldato a 230 gradi ottenne una specie di strinatura che mostrava alcune proprietà simili a quelle della Sindone: in negativo, sfumata, senza pigmenti, indelebile.

E tu che ne pensi?

L’ipotesi è interessante e ingegnosa ma poco verosimile dal punto di vista storico. Infatti non è nota una tecnica di questo tipo usata nel Trecento. Inoltre è difficile da applicare su un bassorilievo a grandezza naturale, davanti e dietro. Infine non rende conto delle microtracce di ocra trovate solo dove c’è l’immagine. Però è sicuramente un metodo da studiare ulteriormente, invece di liquidarlo frettolosamente come è stato fatto finora.

Eppure ai sindonologi autenticisti non mancano gli argomenti. C’è la questione della moneta, per esempio…

Le monete, sempre ammesso che di monete si tratti, sarebbero due: una su ogni occhio. Si tratterebbe delle impronte di due monetine di Ponzio Pilato, che quindi daterebbero la Sindone circa all’anno 30 d.C. Le impronte erano state viste già su copie di fotografie del 1931: immagini in bianco e nero, a bassa definizione e alto contrasto. Su queste presunte monete i sindonologi hanno detto molte cose incompatibili fra loro. Hanno confuso le impronte dritte con quelle speculari, la destra con la sinistra. Nell’interpretazione hanno fatto una confusione terribile. Nel 2002 la Sindone è stata scannerizzata in alta definizione e a colori. Risultato: delle monete non c’è più traccia. Si trattava solo di un “effetto Rorschach”. In futuro ne sentiremo parlare sempre meno.

E i pollini? Eh? Che mi dici dei pollini?

I pollini furono trovati da un criminologo svizzero, Max Frei. Dovrebbero permettere di ricostruire tutto il percorso fatto dalla Sindone, perché ci sarebbero pollini palestinesi, turchi, greci e così via. Però Max Frei non ha mai pubblicato su una rivista scientifica i metodi, i risultati, le foto. Dei suoi pollini non si è mai vista una foto originale: anche durante le sue conferenze mostrava le foto tratte dai testi di palinologia, cioè la scienza che studia i pollini. Ma i suoi pollini non li ha visti davvero nessuno. E ci sono moltissimi dubbi sulla replicabilità della sua ricerca. I pollini avrebbero dovuto essere prelevati con un nastro adesivo, applicato alla Sindone e staccato, poi liberati con un solvente e infine osservati e fotografati con un microscopio elettronico. Ripeto: non c’è alcuna prova di queste ricerche. In compenso tutti i palinologi, anche quelli credenti nell’autenticità della Sindone, sostengono che è impossibile fare ciò che Frei sostiene di aver fatto, cioè identificare addirittura le varietà delle piante che crescevano a Gerusalemme. In realtà, anche avendo molti campioni, sarebbe difficile identificare le specie, altro che le varietà. I presunti pollini di Max Frei sono stati riesaminati da tre sindonologi, e da 60 che erano sono stati ridotti a uno o due al massimo. E anche questi, rivisti da palinologi esperti, sono stati smentiti. Del resto Max Frei è un personaggio controverso. Non è un palinologo, ma un tuttofare che si è dedicato anche alla grafologia. E’ la stessa persona che autenticò i falsi diari di Hitler con la sua perizia calligrafica. Quindi… pollini? Che pollini?

Poi c’è la vicenda del carbonio-14. Qualcuno sostiene che quelle analisi furono truccate, che ci fu perfino un complotto.

L’analisi con il carbonio-14, proposta su suggerimento dello STURP come prova definitiva, risale al 1988 e fin dall’inizio fu gestita male. Ci furono polemiche fra i laboratori scelti e quelli esclusi, con fughe di indiscrezioni. In ogni caso i tre laboratori furono scelti dalla Chiesa e dovevano essere i migliori del mondo. L’indagine fu fatta sotto la direzione personale del cardinal Ballestrero e del professor Luigi Gonella, del Politecnico di Torino, come consulente scientifico, con il coordinamento del direttore del British Museum. Tutto questo avrebbe dovuto garantire la serietà e la neutralità. Il risultato finale fu chiaro: la Sindone è un manufatto prodotto a cavallo del 1300. Una conclusione compatibile con le evidenze storiche, perché proprio in quel periodo appare la Sindone. Ballestrero concluse che questo risultato dev’essere accettato, anche se non quadra con le speranze dei cattolici.

Risultato definitivo, fine della questione.

Macché. I sindonologi autenticisti a oltranza hanno attaccato anche quel risultato. Hanno detto che il campione usato non era pulito. Ma questo non è vero: il campione è stato pulito con tecniche standard e, per spostare l’età apparente, il tessuto avrebbe dovuto essere intriso di sudiciume. Allora hanno gridato al complotto, ma quest’ipotesi coinvolgerebbe addirittura il cardinal Ballestrero e il direttore del British Museum. A che pro? Poi hanno cercato di screditare il metodo, fraintendendo alcuni vecchissimi lavori. In realtà il metodo del carbonio funziona benissimo. A un certo punto hanno sostenuto che l’incendio del 1532 aveva fissato sulla Sindone del carbonio nuovo, che l’avrebbe “ringiovanita”. Per dieci anni il russo che aveva proposto l’idea è stato considerato come il “salvatore della Sindone”. Poi si è scoperto che si era inventato tutto, che nelle sue pubblicazioni c’erano nomi di scienziati, musei, laboratori e riviste che nemmeno esistevano. E’ anche finito in prigione per truffa. E prima di occuparsi della Sindone aveva collaborato con i creazionisti, e anche loro l’avevano cacciato. L’ultima ipotesi alla quale si aggrappano i sindonologi autenticisti è quella di un rammendo perfettamente invisibile risalente al 1300 e piazzato proprio nell’angolino da cui fu fatto il prelievo. Ora, anche ammesso che sia vero, non si capisce perché avrebbero dovuto fare un rammendo invisibile, quando a quell’epoca non andavano tanto per il sottile. Per esempio, dopo l’incendio del 1532 misero delle toppe molto grossolane sulle bruciature. D’altronde quando nel 1988 venne effettuato il prelievo erano presenti degli esperti tessili e nessuno di loro vide alcun rammendo. E anche nel 2002, in occasione dell’ultimo restauro molto completo, non si è trovato questo rammendo invisibile. Non solo: dopo quel restauro furono prelevati molti campioni, anche delle bruciature. Perciò oggi si potrebbero ripetere le analisi con il carbonio-14 su molti punti diversi e ricavare decine di datazioni. Ma non lo si vuole fare. E io sono anche pronto a scommettere dei soldi che, se ripeteranno il test con il carbonio-14, il risultato sarà sempre lo stesso.

D’accordo, allora gli argomenti a favore sono parecchio zoppicanti. Allora dimmene uno e uno solo, definitivo, per convincere un believer della falsità della Sindone.

Ma perché mi fai delle domande difficili? Uno solo? Te ne dico quattro.

Uff! Allora vada per quattro.

Primo: un vero corpo umano non potrà mai e poi mai lasciare un’impronta di quel tipo. Non è possibile, semplicemente. Abbiamo anche provato con una persona dipinta di rosso: soprattutto per la faccia, ne viene fuori un’immagine orrenda, deforme, non sfumata. Secondo: le vere sindoni di quell’epoca sono completamente diverse. Sono di lana, non di lino. Hanno una differente torcitura del filo. Non sono a spina di pesce. E il corpo non veniva inserito in quel modo, ma avvolto e legato al collo e alle caviglie. Terzo: la Sindone appare solo nel 1355 in Francia e immediatamente viene dichiarata falsa dal vescovo locale. Il vescovo si accorge che i canonici che la custodiscono la usano per inscenare falsi miracoli e attirare i pellegrini con l’inganno. Inoltre scopre l’artista che l’ha realizzata. Allora il vescovo scrive al papa, Clemente VII. Il papa… anzi l’antipapa, perché a quell’epoca c’era lo scisma… emana una bolla nella quale si intima di dichiarare sempre la falsità della Sindone ogni volta che viene esposta. Quarto: la datazione con il carbonio-14. Dalla quale si capisce che la Sindone risale al Trecento: un risultato perfettamente compatibile con la documentazione storica conosciuta.

Bene. Dopo tanto studiare e sperimentare e replicare, qual è allora l’opinione di Luigi Garlaschelli sulla Sindone? Che cos’è quest’oggetto?

E’ l’opera di un artista, perché solo una mano umana avrebbe potuto produrre un oggetto simile. Non conosciamo il suo nome. Non sappiamo se volesse produrre un’icona oppure una falsa reliquia. Sappiamo però che poi nei secoli è stata presentata come una reliquia vera. Ripensando ai canonici imbroglioni del Trecento, non si può dire che oggi le cose siano cambiate molto. Insomma, la Sindone è un oggetto misterioso e carico di storia, realizzata in modo molto ingegnoso. La sua figura ieratica possiede un fascino arcano. Non stupisce che fin dal XIV secolo abbia suscitato sentimenti contrastanti di sorpresa o di ammirazione o di rifiuto. Quindi io, essendo uno scettico curioso, non potevo non interessarmene.

La Chiesa ha accettato i risultati delle analisi con il carbonio-14 e non riconosce ufficialmente la Sindone come il lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù Cristo. Però quest’anno c’è stata l’ostensione e la pubblicità all’evento e il pellegrinaggio… e insomma si può dire che la Chiesa gioca quanto meno sull’ambiguità.

Quanto meno, direi proprio.

Ma, di fronte all’evidenza dei fatti, perché tanta gente continua a credere nell’autenticità della Sindone?

Perché si sente solo l’opinione dei sindonologi autenticisti. Che poi saranno qualche dozzina in tutto il mondo. Loro usano argomenti pseudoscientifici per sostenere la tesi dell’autenticità e sono i soli ai quali la Chiesa dà voce. Gli argomenti contrari non trovano spazio. D’altronde per i cattolici l’ipotesi che quella sia davvero l’impronta del corpo di Cristo è irresistibile. Ma dovrei spingermi a fare qualche ragionamento psicologico o antropologico o sociologico.

Spingiti, spingiti pure.

Beh, potrei cavarmela con una battuta. Tutte queste reliquie e questi miracoli suggeriscono due ipotesi: o Dio esiste e vuole dimostrare che il cattolicesimo è la vera religione, oppure…

…oppure?

Oppure essere cattolici induce a essere creduloni.

Detto questo sulla psicologia dei cattolici, diciamo qualcosa anche sulla psicologia di Luigi Garlaschelli. Prima il sangue di san Gennaro, poi la Sindone. Perché questo tuo interesse per la fenomenologia religiosa? Non sarà mica che qualche problema con la religione ce l’hai tu?

(Ride) Intanto io mi occupo dei fenomeni, non delle credenze religiose. E poi, sai, non è colpa mia se in Italia la maggior parte dei fenomeni cosiddetti paranormali riguarda sempre e soltanto la religione cattolica. Se io vivessi in Scozia, mi occuperei del mostro di Loch Ness e dei castelli infestati dai fantasmi. Ma vivo in Italia. E qui trovo esorcismi, stigmate, sangue di san Gennaro, Madonne piangenti sangue, la Sindone… Che cosa ci posso fare?

Fonte

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3 thoughts on “La Sindone non è riproducibile? Seee… come no!

  1. W.B. ha detto:

    Complimenti per la mole di baggianate.. Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.. è tutto dire..
    http://insolitanotizia.blogspot.com/2011/02/sindone-la-trasmissione-mistero.html
    W.B.

    • Neuro ha detto:

      Un po’ più “circonciso” sarebbe stato meglio, cmq appena ho tempo e voglia leggerò…

      …resta il fatto che sempre e cmq è chi afferma l’esistenza di qualcosa che dovrebbe portare prove e non chi è scettico e fin’ora di certo c’è solo il test del carbonio 14 che fa risalire la sindone al 1300 e che è la stessa chiesa (quindi chi afferma l’esistenza) che non riconosce la sindone come “autentica”. Il resto, per me sono, più o meno “chiacchiere”…

      • W.B. ha detto:

        io non affermo l’esistenza di niente, e non mi frega assolutamente sostenere che sia l’immagine di Gesù Cristo, anche perchè non vi sono prove a riguardo. E’ la comunità scientifica in larghissima maggioranza a sostenere che alcune delle caratteristiche della S. sono non riproducibili, oggi, figuriamoci nel medioevo, e la stragrande maggioranza degli indizi punta verso l’autenticità storica. Ovviamente neanche Garlaschelli è riuscito a ricrearli(non ci ha nemmeno provato) e si guarda bene da menzionare il fatto che quelli mancanti nel suo drappo sono i veri elementi che rendono un mistero la Sindone. La sua è una copia estetica non intrinseca. Valore scientifico uguale a zero. E’ scandaloso come il messaggio che è passato, grazie anche alla tua approssimazione nella ricerca, è che è stata riprodotta, quindi è un falso, o comunque un manufatto. Invece NESSUNO è ancora riuscito a dimostrare o a riprodurre la tecnica usata (sempre che ve ne sia davvero una, e non sia un evento “naturale” di qualche tipo) in modo che soddisfi TUTTE le caratteristiche della Sindone.
        Ti rendi conto della mistificazione?
        Solo bugie, bugie, e propaganda scientista.

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