Terremoto Emilia: “Colpa di nuove colline non ancora emerse in Pianura Padana”


All’origine delle scosse degli ultimi 10 giorni, secondo Concetta Nostro (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), un processo di deformazione ancora coperto. “Non è la stessa faglia del 20 maggio, un fenomeno simile a quello dell’Aquila”

di Luigi Franco | 29 maggio 2012

L’Emilia Romagna ancora colpita dal terremoto. Nove giorni dopo la prima scossa di magnitudo 5,9 che alle 4 di mattino ha svegliato tutta l’Italia settentrionale, oggi altre tre scosse hanno superato il grado 5: quella più forte, alle 9, di magnitudo 5,8. La nuova sequenza sismica non si è originata lungo la stessa faglia del 20 maggio. “Da stamattina si è attivata una struttura un po’ più a ovest”, spiega Concetta Nostro, sismologa dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. “Un fenomeno simile è successo anche all’Aquila, dove gli eventi sismici del 6, 7 e 9 aprile 2009 hanno interessato tre diverse strutture”.

“In Emilia Romagna – spiega Nostro – i sismi del 20 maggio hanno rotto delle faglie e rilasciato l’energia che poi si è propagata verso ovest, provocando la struttura delle strutture adiacenti”. Da qui le nuove scosse di oggi, rappresentate con il colore viola nella figura pubblicata dall’Ingv a questo link: la struttura interessata dalla sequenza odierna è accanto a quella all’origine del terremoto di nove giorni fa (colore giallo). In passato, tra l’attivazione di una struttura e di quelle adiacenti sono passati anche mesi: “In Friuli – ricorda la sismologa – il primo terremoto del maggio 1976 fu seguito da altri tre sismi di energia confrontabile: a settembre dello stesso anno, poi a maggio e settembre del 1977”.

All’origine dei terremoti in Emilia Romagna – continua Nostro – c’è “un processo di deformazione che è coperto dalla Pianura Padana: la nascita di una serie di nuove piccole colline non ancora emerse e quindi non ancora visibili”. Le energie in gioco nei sismi di questi giorni sono quelle che gli scienziati si aspettano in base alla mappa di pericolosità sismica, dove all’Emilia Romagna è attribuito un livello di pericolosità media. “Nella stessa zona si sono verificati terremoti anche nel 1570 e nel 1639 – spiega la sismologa – In quei casi la magnitudo fu simile a quelle registrate ora, almeno secondo le stime fatte in base ai danni rilevati allora”. Anche se la Pianura Padana non è una delle zone più a rischio, tutta l’Italia è sismica. “Zone come l’Irpinia e l’arco calabro sono ad alta pericolosità: lì i terremoti possono essere ancora più forti e devastanti”.

Ai morti e ai crolli nella zona di Modena si aggiunge la paura a molti chilometri di distanza: i palazzi hanno tremato in tutte le città del Nord, come Milano, dove alcuni uffici sono stati momentaneamente evacuati. “Il capoluogo lombardo – dice Nostro – è in una zona considerata a bassa pericolosità sismica e nella storia è stata colpita da pochi terremoti epicentrali. Ma può risentire di terremoti in zone adiacenti a pericolosità maggiore, come ad esempio il Veneto o proprio l’Emilia Romagna”. Impossibile fare previsioni su che cosa accadrà nei prossimi giorni. E’ probabile che continueranno le cosiddette scosse di assestamento, ma non si può dire nulla sull’eventuale attivazione di altre strutture adiacenti. I consigli utili sono i soliti: “Lavorare sulla prevenzione. E nelle zone colpite essere prudenti e seguire le indicazioni della Protezione civile che è presente sul posto”.

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