Ecologia e sviluppo economico: è possibile crescere all’infinito su un pianeta finito?


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Più volte ho denunciato la fine d’epoca che stiamo vivendo. Un’epoca storica cominciata con la Rivoluzione Industriale e che si sta concludendo con la finanziarizzazione dell’economia, cioè con costanti iniezioni di adrenalina in un corpo economico oramai deceduto per gli eccessi dovuti alla presunzione di un modello capitalista di crescere in maniera infinita su di un pianeta finito.

Un terremoto epocale sta scuotendo tutti i pilastri su cui si regge la nostra società; i pilastri economici, culturali, politici, ambientali e spirituali. In ogni ambito, ogni categoria chiamata in causa, propone le proprie soluzioni. Soluzioni che però nascono negli stessi ambienti che hanno causato la grande crisi che stiamo vivendo.

La crisi del ’29 si poteva superare con una nuova economia e infatti le politiche keynesiane del New Deal hanno rilanciato la crescita. Oggi una crescita come si è avuta dopo la seconda guerra mondiale è una chimera. Dopo il 1945 la spesa pubblica per ricostruire interi Paesi distrutti dalla guerra ha portato a quel boom la cui parabola si è conclusa da tempo.

Tim Jackson nel suo testo Prosperità senza crescita afferma che: “Nessun sottosistema di un sistema finito può crescere all’infinito: è una legge fisica. Gli economisti dovrebbero riuscire a spiegare come può un sistema economico in continua crescita inserirsi all’interno di un sistema ecologico finito”.

In effetti, alla quasi totalità degli economisti, sembra prevalere una miopia che li rende incapaci di focalizzare i limiti e i costi ambientali. Una miopia che rende difficile leggere gli scenari futuri del tutti inediti che ci attendono. Tuttavia, nel vigente monoteismo economico in cui l’uomo è stato trasformato in merce, gli economisti sono i moderni oracoli che tutti consultano auspicando di ricevere predizioni fauste sulla crescita. Predizioni che puntualmente risultano vane.

Limitando l’analisi al nostro Paese si evince che dal 1960 ad oggi il Pil è triplicato mentre il numero di occupati è rimasto il medesimo, a fronte di un incremento della popolazione da 47 a 62 milioni, il che significa che il Pil è triplicato mentre i posti di lavoro sono scesi del 25 (per approfondire Pecore da tosare di Andrea Bizzocchi, Il punto di Incontro, 2013, ndr).

La realtà è che in Occidente, nonostante che l’uomo a colpi di spot pubblicitari sia stato trasformato in un consumatore, la crescita non c’è e non ci potrà essere più in maniera costante e soprattutto non potrà garantire occupazione.

Un altro assunto che sembra sfuggire al paradigma dominate è il carico ambientale. L’ecologista Max Strata in Oltre il limite, noi e la crisi ecologica descrive come in nome del dogma della crescita il Pianeta sia diventato un luogo sempre meno ospitale e che se l’impatto contro il muro ecologico oramai è certo sarebbe auspicabile il prima possibile ridurre la velocità.

Di ambiente e crisi ecologica si parlerà il 5 e il 6 giugno a Terra Nuova Festival presso Marina di Pietrasanta, al parco della Versiliana (dove si tiene anche la festa de Il Fatto). Saranno giorni di dibattiti ove si tenterà di seminare una consapevolezza assente nel nostro Paese. LoSblocca Italia di Renzi con lo stimolo a nuove cementificazioni, all’estrazione di petrolio e all’incenerimento dei rifiuti è una nefasta testimonianza di come il dibattito sulla questione ambientale sia assente. Assente prima di tutto dagli organi d’informazione che, come tutti i partiti dell’arco costituzionale, si conformano alla volontà delle lobby del cemento e del petrolio.

Ancora una volta dal basso occorre far partire il cambiamento, ma c’è poco tempo. Nel settembre del 2013 gli scienziati dell’Ipcc (il gruppo intergovernativo dell’Onu) hanno presentato un rapporto, frutto di sei anni di studi, dal quale si evince che la temperatura media del pianeta potrebbe aumentare in questo secolo di 5,5 gradi rispetto all’era preindustriale. L’aumento del livello dei mari, derivante dalla fusione dei ghiacciai, causerebbe la scomparsa di intere nazioni come il Bangladesh: i profughi ambientali sarebbero centinaia di milioni.ù

I disgraziati che vengono lasciati annegare in questi giorni nel mediterraneo rischiano di essere solo un amaro antipasto. E attenzione icambiamenti climatici sono causati dal neoliberismo occidentale con la sua folle pretesa di poter crescere in maniera infinita su di un pianeta finito.

Gianluca Ferrara
Fonte

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