L’illusione del “rischio zero”

 

Sulla questione orsi e campanellini il prof. Corti, noto per le sue crociate in favore dei “Rurali alpini”, per i quali gli unici animali consentiti in buona sostanza sono quelli “da reddito”, interviene nuovamente nel dibattito scrivendo alle associazioni trentine del turismo:

“Anche lo spray al peperoncino anti orso che rappresenta il deterrente in assoluto più efficace non garantisce “rischio zero”.

Ecco il vero problema: non siamo disposti ad accettare l’idea per nessuna forma di rischio. Vogliamo il rischio zero. Ci illudiamo di poter controllare tutto. Eppure la vita stessa è un rischio continuo, anzi viviamo “sommersi” nei rischi quotidiani: quando camminiamo per strada, quando guidiamo nel traffico. Rischiamo ogni volta che facciamo qualcosa: quando lavoriamo (quanti sono i morti sul lavoro ogni anno?) o anche quando facciamo attività non strettamente necessarie come fare sport. Rischiamo quando scendiamo le scale, quando andiamo in bicicletta, coi pattini, o con gli sci. Rischiamo quando andiamo in treno, quando voliamo in aereo.

Rischiamo perfino quando mangiamo: ingurgitiamo cibi che ci fanno male alla salute e ci fanno ammalare, rischiamo quando beviamo alcol o fumiamo. Tutto è potenzialmente rischioso, pericoloso. Migliaia di incidenti, anche mortali, accadono dentro le nostre mura domestiche, nonostante le consideriamo il posto più sicuro. Quando andiamo in montagna possiamo prendere una storta, romperci una gamba, essere morsi da una vipera, essere attaccati da un cinghiale, da uno sciame di vespe, o scivolare in un dirupo mentre andiamo per funghi.

In montagna possiamo avere un infarto, un ictus, prendere un sasso in testa, essere travolti da una frana, da un albero, da un’inondazione, perfino fulminati durante un temporale. In inverno possiamo finire sotto a una valanga, perdere l’orientamento, essere intrappolati da una tormenta di neve, morire assiderati.

L’unico rischio, sia pure remotissimo, che non vogliamo ammettere, che non possiamo tollerare o accettare in alcun modo è, chissà perché, quello dell’orso.

Ovvero quello che non hai mai fatto nessun morto negli ultimi cento anni in Italia. Ogni anno muoiono migliaia di persone per incidenti e rischi che corriamo quotidianamente. Ma per l’orso, chissà perché, vogliamo comunque, anzi pretendiamo, esigiamo il “rischio zero”. Vogliamo stare belli comodi e tranquilli in una ideale quanto illusoria campana di vetro. Un (pessimo) politico  della Lega di recente ha chiesto l’abbattimeno di un orso che ha predato un alveare.

Ma se è così, cosa li abbiamo reintrodotti a fare gli orsi in Trentino? Per fargli fare i pupazzi del marketing? Ed è razionale, sensato, ragionevole, logico, temere tanto un rischio così infinitesimale?

 

FONTE

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L’uomo è un “animale sociale”

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Le barriere artificiali contro l’arrivo di stranieri si estendono per diciottomila chilometri in tutto il mondo. Il più lungo in Marocco, il più piccolo tra le due Coree

L’Ungheria ha appena annunciato la costruzione di una barriera alta 4 metri lungo i 175 km di confine con la Serbia per evitare l’arrivo di profughi. Sarebbe solo l’ultimo di una serie di muri costruiti, in Occidente e non, per fermare l’immigrazione. La loro lunghezza complessiva raggiunge oggi quota 18mila km: si passa dai 4 km del muro al confine tra Corea del Nord e Corea del Sud ai 2.735 km del muro marocchino. Ecco una mappa di Ansa/Centimetri delle principali barriere artificiali pubblicata sul Mattino di Napoli:

mappa muri nel mondo(Immagine: Ansa/Centimetri. Fonte: Il Mattino di Napoli)

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Scrive Antonio Manzo:

Dopo la Cortina di Ferro del Novecento, costruita in piena Guerra Fredda, spuntano i Muri della Sicurezza nel Millennio delle migrazioni. Nel novembre del’89, a Berlino, fu picconato il muro che proteggeva una striscia fatta di fili spinati, torrette di avvistamento, fossati, steccati, muri di cemento, nel giugno del 2015 l’Europa si difende murando le frontiere. All’atto della caduta del Muro di Berlino, nel mondo esistevano una quindicina di frontiere di cemento, oggi se ne contano decine e decine: ci sono quelle tra Usa e Messico, tra Israele e Cisgiordania, tra Grecia e Turchia lungo il fiume Evros, filo spinato per proteggere Ceuta e Melilla, due enclave in Marocco. Dodici anni fa il Botswana costruì un reticolato elettrificato più di 800 chilometri alla frontiera con lo Zimbabwe. Nel Vecchio Continente senza più frontiere economiche e commerciali resistono quattro grandi barriere: Belfast nell’Irlanda del nord, Mostar nella Bosnia-Herzegovina, Mitrovica nel Kosovo e l’isola di Cipro. Ma ora il filo spinato deve difendere da altre paure e preoccupazioni: se nel Novecento aveva un carattere politico per un mondo uscito diviso dalla Seconda Guerra mondiale, con il nuovo Millennio si sono moltiplicati i muri anti-immigrazione.

Fonte

Henry David Thoreau

Henry_David_Thoreau

 

Di tutto cuore faccio mia l’affermazione: “Il migliore dei governi è quello che governa meno” […] Se attuata essa conduce alla fine a quest’altra affermazione, di cui sono altrettanto convinto: “Il migliore dei governi è quello che non governa affatto”, e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_David_Thoreau