Ma allora l’evoluzione esiste!

Clima mari troppo caldi, le specie anfibie migrano sulla terraferma

image

Le specie anfibie pure di non morire stanno lasciando le acque dei mari povere di ossigeno per migrare in posto ora più sicuro, la terra ferma. L’allarme del mutamento degli abitudini di queste specie è stato lanciato da studiosi italiani che hanno effettuato approfondite ricerche sui granchi.

I granchi del mar Tirreno e in particolar modo della costa Toscana stanno sempre più emigrando sulla terraferma ed abbandonando il mare con le acque troppo calde e con pochissimo ossigeno. Il loro habitat in questi mesi sta profondamente mutando come anche i modo dei granchi di respirare.

I cambiamenti climatici stanno modificando anche l’habitat naturale di alcune specie animali. Un recente studio condotto da ricercatori toscani ha riscontrato che alcune specie anfibie, in particolare i granchi, stanno pian piano abbandonando il mare per stabilirsi sulla terraferma.

Questo trasferimento è in atto già da qualche mese sulle spiagge delle provincia di Livorno e si teme che presto riguarderà anche altre specie anfibie. Il trasferimento dei granchi è provocato dalla mancanza di ossigeno dei mari che sono diventati troppo caldi ed hanno meno ossigeno di quanto era presente in precedenza.

I granchi non possono più vivere nel mare perchè l’acqua è troppo calda e per questo negli ultimi anni si stanno spostando a vivere sulla terra ferma. Come i granchi altre specie anfibie faranno la stessa scelta nei prossimi anni se la temperatura delle acque dei mari continuerà come purtroppo si prevede a salire.

Cambiamenti nel modo di vivere di tante specie animali che provocheranno anche molto presto variazioni negli abitudini degli esseri umani.

Il clima in questi ultimi anni sembra impazzito con inverni miti ed estati caldissime. In media le temperature si alzeranno entro il 2050 di altri 3 gradi determinando il cambiamento delle abitudini sia degli esseri umani che degli animali.

Secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori italiani, gli anfibi, in questi ultimi anni, stanno sempre più preferendo vivere sulla terra che nei mari. La causa di questa differente scelta di vita è dettata dalle temperature delle acque che negli ultimi anni sono notevolmente aumentate.

Il prezioso studio è stato condotto da alcuni ricercatori italiani dell’università di Firenze che hanno studiato le abitudini dei granchi del Mar Tirreno che stanno sempre più preferendo vivere sulla terra ferma che in mare cambiando anche il loro modo di respirare.

Lo studio condotto dai ricercatori fiorentini è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. I ricercatori italiani, per portare a termine lo studio, si sono avvalsi delle grandi conoscenze degli scienziati dell’ Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research, il centro di ricerca più celebre del vecchio continente che da anni studia le variazioni climatiche che stanno avvenendo sulla Terra.

Lo studio dei ricercatori fiorentini è stato condotto su una comune specie di granchi che vivono sulle spiagge di Calafuria in provincia di Livorno. I granchi di Calafura da un po’ di anni hanno deciso di cambiare il loro habitat e di trasferirsi sulla terra ferma trasformando anche il modo di respirare.

I granchi hanno dovuto cambiare il loro habitat perché le acque del Tirreno sono diventate molto calde rispetto al passato ed hanno carenza di ossigeno.

Stefano Cannicci, uno degli scienziati che ha condotto lo studio, ha così spiegato i risultati della ricerca: “I granchi ci permettono di capire come possa essere avvenuto uno dei passaggi evolutivi più importanti della storia, che ha portato all’evoluzione delle specie terrestri”.

Lo scienziato fiorentino ha anche spiegato che la scoperta è importante per studiare il comportamento degli animali rispetto alle variazioni climatiche: “Abbiamo dimostrato per la prima volta che l’innalzarsi delle temperature delle acque oceaniche guida un processo evolutivo importante come quello della colonizzazione delle terre emerse. In un periodo come quello attuale, caratterizzato da un costante e rapido aumento della temperatura di atmosfera e oceani, una strategia evolutiva che può essere messa in atto dalle specie che vivono tra il mare e la terra è, in effetti, quella di diventare più terrestri e meno marine”.
FONTE

Annunci

Darwin, solo una teoria?

C_3_Media_65187_galleryitems_galleryitem1_immagine

Ida era più o meno grande come un gatto, con una lunga coda. E’ morta a dieci anni, ma è rimasta perfettamente conservata per 47 milioni di anni, tanto da diventare «il fossile di primate più completo mai ritrovato». Con tanto di parte dello stomaco, i resti dell’ultimo pasto di frutta e di foglie e soprattutto molte caratteristiche simili ai moderni primati, tra cui il pollice opponibile, le unghie al posto degli artigli e, nel piede, l’osso del tallone che lascia intravedere il passaggio dall’andatura a quattro zampe alla cammino in posizione eretta.

L’annuncio è stato fatto in grande stile al Museo di Storia Naturale di New York. Toni trionfalistici: secondo Jorn Hurum dell’università di Oslo, che per due anni ha guidato lo studio condotto in grandissimo segreto, Ida è per i paleontologi quello che «l’arca perduta è per un archeologo», un fossile è così importante che «sarà riprodotto sui libri di testo per i prossimi cento anni». La presentazione del Darwinius masillae – questo il nome scientifico – ha coinciso con la pubblicazione di una accurata descrizione del fossile sulla rivista online Public Library Science (Plos) e l’uscita di un documentario sull’History Channel.

Secondo gli esperti Ida «è importante perchè permette una miglior comprensione della paleobiologia di un primate del periodo dell’Eocene», un’epoca in cui i primati cominciarono a evolversi in due specie distinte: proscimmie e antropoidi. Traduzione: lo studio può rivelare agli scienziati i segreti sulla nostra origine ed evoluzione. La giovane femmina somigliava probabilmente a un lemure del Madagascar dei giorni nostri ed è stata scoperta da un cacciatore di fossili 25 anni fa nei pressi di Darmstadt, in una cava che coincideva con il fondo di un lago vulcanico famoso per i resti dell’Eocene. Per anni il fossile è rimasto in casa di un collezionista e solo nel 2006, entrata in possesso del gallerista Thomas Perner, è stato venduto al museo di Storia Naturale di Oslo. Pare che la cifra, non confermata dagli scienziati, si aggirasse sul milione di euro.

«E’ un rappresentante di quel gruppo di discendenti che ha dato vita ai più evoluti primati» ha spiegato Jens Franzen, dell’istituto di ricerca Senckenberg di Francoforte, che ha contribuito allo studio. La scienzato è stato però prudente sulla diretta discendenza dell’uomo dal fossile. «Ida non era la nostra bis-bis-bisnonna, ma la nostra pro-pro-prozia». (L. Sal.)

Fonte

Se volete approfondire:
http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0005723

Per chi fosse scettico sul darwinismo, consiglio anche la lettura del libro: “I falsi miti dell’evoluzione” edizioni Dedalo

Aggiornamento 31/10/09:

LONDRA – L’anello mancante rimarrà un vicolo cieco: «Ida», esemplare di Darwinius Masillae risalente a 47 milioni di anni fa e ritenuta dai paleontologi uno dei più lontani antenati degli esseri umani, sarebbe in realtà assai più vicina ai lemuri che non alle scimmie, e che non ha lasciato discendenti moderni.

Questa, come riporta il quotidiano britannico The Guardian, la conclusione di uno studio pubblicato dalla rivista Nature che analizza nei dettagli «Ida» e u altro fossile simile risalente a 367 milioni di anni fa.

Eppure, nello scorso maggio, lo scopritore Jorn Hurum aveva descritto il fossile come «l’anello mancante», producendo un documentario presentato da Sir David Attemborough e vendendo i diritti per un libro e un film – prima ancora che l’articolo fosse pubblicato da una rivista scientifica.

Se Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza…

…allora forse ha gli occhi blu 😉 (Neuro)

Pongo